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Uber economy (1)

 
2015 uber economy 16452

Parte con questo articolo un'analisi sulla web economy. Guerra tra poveri, tassisti furibondi contro abusivi. Ristoratori contro turisti ricattatori e scrocconi. Protettori di baronati anacronistici contro seguaci del-nuovo-che-avanza. Entrambi i fronti in torto, entrambi sconfitti in partenza.

Parte con questo articolo un'analisi sulla web economy, quella branca di economia che si basa su internet, che già nel 2001 fece scoppiare fragorosamente una gigantesca bolla, e che ora di nuovo riempie la bocca dei politici di destra (per esempio quelli del PD) ansiosi di fare riforme che favoriscano questo insensato ciclo economico.

Qualcuno la chiama, con ragione, l'economia a costo marginale nullo. È una vera iattura per la stragrande maggioranza dei cittadini del mondo, perché comporta la perdita di una quantità sterminata di posti di lavoro, perché ci rende più schiavi e monitorati da un sistema non soggetto a controllo democratico, perché accelera il riscaldamento globale e la distruzione del nostro ecosistema, senza per questo migliorare la qualità della nostra vita.

Ma c'è qualcuno a cui questo sistema farà un sacco di bene: li renderà ricchi e potenti come mai nessuno è mai stato. Per cui sviluppare un sentimento critico nei confronti di questo ciclo economico è estremamente difficile, nel mare dell'entusiasmo creato ad arte dell'informazione mainstream, e da qualche beota che ci è cascato. Noi ci proviamo.

Scena prima. Interno notte. Cena con la moglie in una pregevole trattoria in un paesino sperduto nel sud-est del Salento. Qualità del cibo eccellente, luogo bellissimo, prezzo basso: da quelle parti gira così.

Allegato alla ricevuta, un foglietto che mi prega di recensirli su Trip-qualcosa. Cestinato immediatamente: il mio telefonino è del 2000, e la prossima volta che sarò davanti a un computer avrò già dimenticato menù, nome del ristorante e anche del paesino. Sono in ferie, cribbio!

Epperò questo è un segno di come stia cambiando l'economia: esiste un organismo, in questo caso Trip-qualcosa, un'azienda privata, che si è misteriosamente conquistato l'autorità che i gestori (tutti, anche le trattorie di Presicce!) guardano con terrore, e gli utenti con smisurata fiducia.

Dal punto di vista sistematico, questi hanno trasformato l'umanità in due enormi fonti di guadagno: da un lato gli utenti si prestano gratuitamente a compilare meticolosamente il più grande catalogo di ristoranti/bar/alberghi del mondo, e a fungere da sterminato bacino pubblicitario, dall'altro ci sono i gestori, letteralmente sotto ricatto, ma che possono rimediare alle recensioni negative acquistando pubblicità. Il cerchio è chiuso.

In mezzo c'è Trip-qualcosa, che investendo cifre inferiori a quelle di ciascuno dei loro vessati ristoratori, hanno realizzato un impero: oggi il mostro fattura 1,3 miliardi di dollari/anno. Costi vicini allo zero, quindi utili da capogiro.

La recente sanguinosa diatriba tra tassisti e Uber è un'altra manifestazione dello stesso cambiamento in atto dell'economia mondiale. Uber è il produttore di una app (si chiamano così i programmi che funzionano sugli smatrtphone) che, per fornire un servizio di trasporto automobilistico privato, ha operato in maniera leggermente diversa.

Invece di mettere sotto ricatto i tassisti, li ha scavalcati, utilizzando una marea di sottoccupati o disoccupati automuniti, forniti a un costo nemmeno tanto competitivo, incassando (attraverso la app di cui sopra) l'importo direttamente dal cliente.

Come i cari e vecchi caporali della nostra peggiore tradizione agricola, Uber tratta direttamente coi clienti, e decide arbitrariamente chi far lavorare e a che tariffe, gestendo in prima persona il sofisticato sistema di pagamenti.

La questione è balzata agli onori della cronaca a causa della prevedibile reazione furente dei tassisti, che ha portato alla luce il sistema perverso che regna da sempre nel trasporto privato in Italia. Licenze contingentate, oggetto di compravendita a prezzi esorbitanti (questo è il costo oggi di un posto di lavoro protetto), che devono essere ammortizzati in molti anni. E adesso arrivano questi startàp a rovesciare il tavolo!

Per questo la politica e la giustizia devono prendere una posizione: o continuare a proteggere quello che è evidentemente un baronato anacronistico, oppure prendere atto del cambiamento e provare a normarlo.

Il provvedimento del tribunale di Milano contro Uber-pop va evidentemente nella prima direzione, ma è interessante vedere come la questione, soprattutto a livello di opinione pubblica, non sia affatto chiusa.

Eh, sì, perché i simpatici caporali di Uber hanno fior di seguaci, quelli che vogliono startappizzare la società, ovvero trasformare qualunque aggregazione di giovani disoccupati nel futuro Google, o Facebook.

La nuova destra (Confindustria e renziani) sta lavorando fittamente su questa riedizione in chiave web 2.0 del sogno americano. Se non trovi lavoro, inventatelo, risuonano in maniera martellante tutti i media. E via di scoop giornalistici sulla tizia che lava a domicilio i pannolini smerdati, o sul tale che si inventa, sai la novità, un'agenzia interinale via web.

Inventarti il lavoro, caro giovane, significa diventare a tua volta Mark Zuckerberg, Bill Gates, Sergey Brin. Oppure comprarti un auto e aspettare che Uber ti passi qualche commessa. Peccato che in questo sistema economico, che Erik Brynjolfsson e Andrew Mcafee (The Second Machine Age, 2014) chiamano "The Winner Takes It All", non ci sia spazio per i secondi arrivati, figuriamoci per i terzi o quarti. E ridursi a fare da serbatoi di manodopera sottopagata per questi colossi non è umanamente (né economicamente) accettabile.

Come detto, "In linea di principio consideriamo il salario di un dollaro l'ora inaccettabile," sostengono Brynjolfsson e Mcafee, economisti del MIT. "Ma in uno schema estremo tipo "The Winner Takes It All" il salario di equilibrio potrebbe essere pari a zero: anche se offrissimo gratis l'incisione di "Satisfaction" suonata da noi, la gente preferirebbe pagare 99 cent (il prezzo iTunes di Apple per una traccia canora – n.d.r.) per la versione cantata da Mick Jagger. Nel mercato della musica, i Rolling Stones possono fare a costo zero infinite copie digitali del loro pezzo, ciascuna delle quali sarà preferibile alla nostra esecuzione."

Su una cosa gli startàppizzatori hanno ragione: questo è purtroppo un processo irreversibile, e cercare di proteggerlo con baronati e rendite di posizione, oltre che ingiusto per chi resta fuori, è un atto di cortissimo respiro.

Una possibile soluzione potremmo cercarla ispirandoci a Erri de Luca: il gigante è enorme e fortissimo, ma ha i piedi di argilla. Proviamo a sabotarlo.

 



 

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Redatore: Michele Bottari

"un valore stimato di 50 miliardi di dollari"

È superiore al PIL dell'Uruguay (https://it.wikipedia.org/wiki/Uruguay). Il mondo sta impazzendo.
Utente: Gmurolo

Vagonate di soldi anche dalla Cina. I neo-caporali hanno un valore stimato di 50 miliardi di dollari. A me sembrano cifre sparate a caso. http://www.repubblica.it/economia/finanza/2015/08/28/news/uber_1_miliardo_cina-121797454/?ref=HRLV-6
Utente: Aegean0

Ho un nochia 1100, è il secondo e ne ho il terzo già pronto; a parte il primo, gli altri due me gli hanno regalati, usati ma quasi nuovi. La batteria, gestita con sobrietà, dura quasi una settimana. Risponde egregiamente alle mie necessità.

Mia moglie (il suo lavoro dipende dalla velocità con cui, dopo aver trovato le informazioni necessarie, risponde ad una mail), oltre ad un nocchia, più avanzato, ha un tapplet, una cosa amerecana/cainese.

Ne è entusiasta, essendo un po' orbetta, lo smartfone non le bastava.
Utente: Attilio Anacleto

Suvvia gufi, l'ottimismo è il profumo della vita!

Altro che recensioni false su Trip-Qualcosa...

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/26/su-tripadvisor-recensioni-false-concorrenza-sleale-e-controlli-insufficienti/1099388/

Bisogna esser expottimisti!!

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/12/expo2015-ottimista-a-cottimo-su-twitter-a-250mila-euro-per-due-anni-e-mezzo/1773282/

Costi quel che costi.
Redatore: Mario Spezia

Schiacciati dalle piattaforme

Evgeny Morozov

Internazionale 5 giugno

Molto interessante
Utente: Imliver

Non posso proprio darti torto.
Redatore: Lucia Bertell

"Insomma, se, quando è possibile, troviamo il modo di raccontare il mondo che è come lo vogliamo affianco a quello che è come non lo vogliamo forse mettiamo a fuoco una pratica di comunicazione che ci assomiglia di più."

In sostanza, Michele, concordo con te. Proponevo di mantenere la coscienza critica sui misfatti del sistema e dei "suoi migliori" elementi, affianco allo sguardo su chi resiste e crea (beninteso, a volte aprendo anche altre contraddizioni).

Non vorrei banalizzassimo. Vorrei aguzzare sguardo, cervello e umanità.
Utente: Imliver

Lucia, le storie che racconti tu sono storie di gente vera, che si mette in discussione e si sporca le mani. Fisicamente. Nel senso che non ha paura di lavorare, anche duramente, per procurarsi il di che vivere (spero si dica così).

Ma le storie che si sentono in giro, nel mainstream, sono storie come questa: http://corriereinnovazione.corriere.it/coverstory/2015/21-gennaio-2015/spesa-consegnata-casa-un-ora-supermercato24-sbarca-citta-230875177588.shtml

Caporali che se ne fottono di stipendi, contributi e welfare, e che non si vergognano di lucrare senza lavorare, ma solo sfruttando il lavoro, l'indigenza e il bisogno altrui. E per questo vengono incensati, premiati con un sacco di soldi e citati a esempio per i ggiovani.

Per questo motivo, continuiamo, sì, a narrare le storie positive, ma non trascuriamo di criticare queste, che continuerebbero a circolare comunque anche senza di noi. E senza l'ombra di una critica.
Redatore: Lucia Bertell

Io non sono così sicura dei piedi di argilla del gigante. Vedo però che se raccontiamo solo una storia (anche per criticarla, o meglio con senso critico :-) e quella storia con nomi e sfumature diverse diventa la narrazione che guida i nostri immaginari, non c'è scampo. Senza troppa distinzione d'età ma certo per i più giovani c'è un campo più aperto di possibilità, ci troveremo a compilare aggratis il catalogo di trip-qualcosa, a montare aggratis e malamente (parlo per me) la scarpiera ik-qualcosa, ad affidarci all'app-qcs o a goo-qcs per ricevere informazioni apparentemente aggratis ma in realtà in cambio di ciò che di più caro abbiamo, la nostra storia.

Forse, e propongo, il racconto di storie che parlano e fanno narrazione di modi diversi di stare al mondo: giovani che tornano a lavorare la terra (con lauree e master in tasca in altri ambiti e specie), persone che insieme pensano a modalità sociali di riutilizzare i luoghi comuni della città, paesini del sud che spalancano le porte e condividono quanto possibile con chi cerca di migliorare la propria esistenza, cambi di stile di vita ... Insomma, se, quando è possibile, troviamo il modo di raccontare il mondo che è come lo vogliamo affianco a quello che è come non lo vogliamo forse mettiamo a fuoco una pratica di comunicazione che ci assomiglia di più.
Redatore: Mario Spezia

e poi c'è bla bla car, che sta andando alla grande.
Redatore: Michele Dall'O'

Esatto, tutti con telefonini anteguerra. Anzi, senza!