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Uber Economy 3: the winner

 
2015 uber economy the winner 17060

Continua l'analisi sulla web-economy. Il costo marginale nullo crea monopoli in ogni settore, condannando economicamente a morte chiunque, pur lavorando efficientemente, non stia nel più alto gradino del podio. Effetti sociali preoccupanti.

Articoli precedenti:

Uber economy 1

Uber economy 2: caporali coraggiosi

 

"Il vincitore prende tutto

Fa sentire piccolo chi perde

Oltre alla vittoria

Questo è il suo destino
"


 

Sono le parole di "The Winner Takes It All", tormentone del 1980 del gruppo frivol-pop svedese Abba. La canzone fa riferimento a una storia d'amore terminata, che assomiglia a una gara sportiva in cui c'è un solo vincitore.

Alex Tabarrok, economista canadese, è uno dei primi studiosi dell'economia digitale, quella che viene chiamata "a costo marginale zero". Sul suo blog Marginal Revolution ha coniato la locuzione "Winner Take-All Economics," (che ricorda appunto il singolo degli Abba) per definire questo tumultuoso sistema economico, in cui la posizione preminente assicura il monopolio sostanziale in un determinato settore. Garantisce cioè la morte dei concorrenti, anche quelli bravi. Una situazione socialmente non molto attraente.

Detto in soldoni, nella competizione tra un gruppo di piastrellisti, o di gelatai, o di dentisti, il più bravo si becca i clienti migliori, è pagato meglio, riceve un passa-parola migliore e quindi non paga la pubblicità. Gli altri devono accontentarsi di una paga oraria inferiore, ma sopravvivono. Nell'economia digitale, il più bravo si becca tutti i clienti, e gli altri chiudono. Stop.

Eppure, questa nuova fase economica è attesa con gioia da un'orda di fanatici tecno-cultori, capeggiati da Jeremy Rifkin, il saggista noto per aver cannato tutte le previsioni dal 1980 a oggi. "Internet è un mezzo di comunicazione non centralizzato, ma distribuito; non gerarchizzato, ma di natura collaborativa. Non integrato verticalmente, per creare economie di scala, ma peer to peer, è un potere laterale," sostiene Rifikin parlando con entusiasmo dei suoi pilastri della terza rivoluzione industriale.

Tutto vero: miliardi di persone si collegano a internet anche mentre sono al cinema, sulla seduta del water o in autobus. Ammesso che questo sia un bene, a che cosa si collegano? La maggior parte di loro a facebook, twitter, google. Sono 3 canali. La televisione, mezzo centralizzato per eccellenza, ne ha più di 100.

A che serve avere un sistema "laterale" quando tutti si collegano al sito del padrone? Proprio questa sudditanza psicologica nei confronti dei leader della rete spiega il concetto di "The Winner Takes It All": siccome collegarsi a Tizio o Caio costa uguale (cioè nulla), tanto vale connettersi a chi ha l'immagine più forte. Né più né meno di quando esisteva un solo canale televisivo.

Il problema è che ora una parte enorme dell'economia è digitalizzata, per cui questo comportamento non riguarda solo i mass-media, ma una quota rilevante dell'apparato produttivo, con nefaste implicazioni a livello di equilibri economici.

Con la digitalizzazione, infatti, la riproduzione e il trasporto dei contenuti (testi, foto, film, musica, progetti, software, etc.) costano zero. In matematica, quando il denominatore si avvicina a zero, succedono le cose più strampalate.

Così, anche in economia, dove in molti indici il costo marginale sta al denominatore, avviene un po' di tutto: imperi finanziari immensi che si creano dal nulla in pochi anni, abitudini radicate in millenni che si modificano permanentemente, caos, furbastri, prevaricazione. Un aspetto per nulla secondario è che i salari di equilibrio sono virtualmente infiniti per il winner, ma pari a zero per tutti gli altri.

Come detto qui, "in linea di principio consideriamo il salario di un dollaro l'ora inaccettabile," sostengono Brynjolfsson e Mcafee, economisti del MIT. "Ma in uno schema estremo tipo "The Winner Takes It All" il salario di equilibrio potrebbe essere anche inferiore, praticamente zero. Anche se offriamo gratis l'incisione di "Satisfaction" cantata da noi, la gente preferirà pagare 99 cent (il prezzo iTunes di Apple per una traccia canora – n.d.r.) per la versione cantata da Mick Jagger. Nel mercato della musica, i Rolling Stones possono fare a costo zero infinite copie digitali del loro pezzo, ciascuna delle quali sarà preferibile alla nostra." (Erik Brynjolfsson e Andrew Mcafee, The Second Machine Age, 2014)

La digitalizzazione della produzione comporta il costo marginale nullo, per cui il prodotto migliore costerà quanto quello peggiore (cioè zero), e sarà riproducibile in infiniti esemplari. Quindi quello migliore conquisterà il 100% del mercato. Ecco perché "The Winner Takes It All" è il paradigma economico della rivoluzione digitale. Ci aspetta un periodo fortemente iniquo: poche persone ricche come nessuno lo è mai stato (i fondatori di Google,di Apple e Facebook) qualche migliaio di lavoratori a produrre 'cosi' digitali a compensi onorevoli, qualche milione di schiavi e il resto disoccupati.

Brynjolfsson e Mcafee spiegano le ricadute dell'economia digitale con l'esempio del settore della fotografia. Kodak nel periodo migliore dalla sua storia dava lavoro a 145.300 persone, un terzo dei quali a Rochester, New York, più qualche milione con l'indotto (distribuzione al dettaglio e supporto tecnico). Il suo fondatore, George Eastman, divenne ricco, ma diede lavoro a generazioni di persone e rese ricca la città di Rochester.

Kodak fu investita dalla diffusione della fotografia digitale e non seppe raddrizzarsi: 132 anni dopo la fondazione nel 1880, il 19 gennaio 2012, richiese l'amministrazione controllata (il capitolo 11 del diritto fallimentare statunitense). Fallimento. Oggi si è tirata un po' su, ma solo per il mercato di nicchia ultraprofessionale.

Instagram, con quindici dipendenti (15), ha creato un'app che oltre 130 milioni di clienti utilizzano per condividere circa sedici miliardi di foto (almeno), e mentre Kodak stava fallendo, è stata ceduta a Facebook per oltre 1 miliardo di dollari ($1.000.000.000)

Instagram e Facebook impiegano una minima frazione dei lavoratori (il rapporto è 1 a 10.000) che furono necessari a Kodak. Tuttavia, Facebook ha un valore di mercato millanta volte superiore a Kodak nel suo momento migliore, e tra i suoi azionisti ci sono almeno sette miliardari, ognuno dei quali è dieci volte più ricco di quanto George Eastman sia mai stato.

Questo è ciò che ci aspetta nell'era digitale: da un lato la singola fotografia non costa nulla ai consumatori, dall'altro centinaia di migliaia di persone hanno perso il lavoro (però possono scambiarsi foto con lo smartphone!).

Smettiamo di entusiasmarci per le vane illusioni che ci dà la digitalizzazione, e consideriamole per quello che sono, ovvero l'anteprima di un periodo buio e instabile. Un atteggiamento supino ed entusiasta non porterà certo alla soluzione del problema.

C'è qualche speranza? Probabilmente non è possibile allontanare né rallentare più di tanto l'avvento di questa fase economica, ma, come vedremo meglio in seguito, questi colossi sono tanto potenti e ricchi quanto fragili.

Un uso razionale e critico della tecnologia digitale, unito a un sano sabotaggio potranno accelerare la caduta, inevitabile, di questi mostri.



 

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Utente: Antonionicolini

a volte mi viene il dubbio che Pelanda sia solo un attore della commedia all'italiana e non un economista..... e non è il solo...
Redatore: Mario Spezia

El deve essar stà l'ottimismo de Pelanda (consigliori de Tremonti, Martino, Andreatta, Cossiga e qualche altro sinistro) a portar l'Italia ai vertici de la finansa mondiale.

http://www.investireoggi.it/economia/carlo-pelanda-ecco-come-si-puo-portare-il-pil-a-25-nel-2014/
Redatore: Michele Bottari

Non avevo pensato alle analogie dei due. Entrambi sono pagati per diffondere ottimismo e fiducia nel futuro.

La differenza sta nel mandante: Pelanda lavora per la CIA, e quindi per Obama, Rifkin per la Merkel.
Redatore: Michele Dall'O'

Carlo Rifkin o Jeremy Pelanda?