Il caporalato dei trasporti urbani non vuole uccidere solo i taxi, ma tutto il trasporto pubblico nel suo insieme. Solo i paesi ricchi resisteranno, quelli poveri stanno spianando la strada alle multinazionali del web 2.0.

 

Uber, come tutti sanno, è l'applicazione che sta sostituendo in tutto il mondo i taxi con un esercito di schiavi automuniti, tutti senza contratto di lavoro e quindi senza tutele.

Questa azienda, emblema del cosiddetto web 2.0, ha anche la singolare caratteristica di dividere in due l'opinione pubblica: o si è dalla parte del progresso, rappresentato da start-up ggiovani e dinamiche, oppure si difende il baronato dei tassisti.

Le sfumature non esistono, salvo rare eccezioni. Noi, per esempio, definimmo le fazioni entrambe in torto e inquadrammo il problema dalla parte dei lavoratori, fossero essi i conducenti dei taxi, o il sottoproletariato sfruttato degli autisti di Uber. Certo, non possiamo negare che una delle due parti abbia potenzialità assai più pericolose dell'altra, che non vanno trascurate.

Leggiamo su Riusa.eu che l'azienda di San Francisco starebbe sferrando l'attacco finale non solo al trasporto privato, che a noi ambientalisti non sta particolarmente simpatico, ma addirittura a quello pubblico.

Anni di discussioni sulla mobilità intelligente, sulla necessità di muoversi collettivamente, sulle smart city, stanno andando rapidamente in fumo a causa di un App che trasformerà bus, tram e metropolitane in auto private guidate da cingalesi sottopagati.

Le preoccupazioni nascono dal combinato disposto di dumping e UberPool. Secondo i conti che alcuni economisti stanno facendo in tasca a Uber, le tariffe applicate sono ben inferiori al costo reale di ogni percorso. Fosse una strategia intenzionale, questo dumping spiegherebbe le perdite di bilancio che Uber sta accumulando ogni anno.

Con UberPool, poi, i costi per l'utente si stanno abbassando ulteriormente. Il servizio invita gli utenti a condividere il viaggio con altri utenti che vanno nella stessa direzione. Grazie a punti di prelievo ottimizzati algoritmicamente, una sorta di fermata di autobus, si arriva a spendere meno che per un biglietto della metro.

I risultati non si sono fatti attendere: a Washington DC (USA), la metropolitana è stata ridotta quasi sul lastrico da una cordata formata da Uber, Lyft e altri servizi, che hanno approfittato di una serie di disservizi piuttosto gravi (Metropocalisse) per proporre massicciamente i loro trasporti condivisi. La metro di Washington ora minaccia la chiusura, e forse questo era il reale obiettivo di Uber.

Tutto deciso? No: è invece presumibile che un sistema di App possa contrastare questo assurdo monopolio da parte di un'App. Le ferrovie svizzere hanno creato Reiseplaner, un'applicazione che integra ogni forma di trasporto fornendo tempi e costi, ma anche la possibilità di acquistare i biglietti.

Il sistema unisce il treno con tram, car sharing, bike sharing, taxi e anche Uber (perché no?) consentendo di comprare tutto in un unico passaggio. La ferrovia tedesca e quella austriaca stanno facendo qualcosa di simile: ogni trasporto locale sta per avere la propria app.

Per assicurare successo a queste iniziative sono necessari standard comuni per i dati, una sorta di protocollo unificato e un protocollo in cui i dati possano essere scambiati. È più o meno quello che abbiamo descritto parlando di condivisione e sabotaggio.

Da quello che si vede nel mondo, possiamo arguire che la battaglia di Uber alla conquista del mondo non sarà così facile come pensano. Lo scenario che si sta disegnando è diviso sostanzialmente in tre: da un lato paesi ricchi e civili, come Svizzera e Germania, con un trasporto pubblico efficiente. Qui Uber e i suoi caporali avranno presumibilmente vita dura.

Poi ci sono paesi ricchi ma ultra liberisti, quindi meno disposti a politiche inclusive nei confronti dei cittadini, come Regno Unito e USA: qui le aziende web 2.0 si troveranno senza dubbio più a loro agio.

Infine ci sono i paesi poveri, dove le eventuali aspirazioni di civiltà si scontrano con una classe politica corrotta e con la cronica mancanza di soldi (esito di anni di soggezione alla classe politica corrotta) che ha creato caos e disordine.

In questi paesi il potere è prono alle multinazionali, che invece di essere controllate vengono apertamente invitate ad approfittare delle debolezze del sistema. Qui Uber e co. hanno la strada spianata verso la vittoria.

Indovinate di quale categoria fa parte l'Italia.

Contenuti correlati

La tecnologia cattiva
La tecnologia cattiva Lunedì 3 febbraio, ore 21, presso il teatro Modus a San Zeno, Verona, l'ultimo incontro sulla tecnologia digitale. Fa più bene o male? Vincerà il dr. Jekyll o m... 366 views Michele Bottari
Come vi spia Facebook
Come vi spia Facebook La Bestia sa quando avete bisogno di ricaricare il telefono e sa anche se state effettivamente guardando la pagina di Facebook o se ce l'avete solo aperta. Ques... 249 views Michele Bottari
Sabotaggio 2: condivisione
Sabotaggio 2: condivisione Reti orizzontali di computer condivisi al posto di faraonici investimenti. La condivisione delle risorse sarà l'assassino dell'Uber Economy.   "Molte t... 252 views Michele Bottari
L'arma finale 1
L'arma finale 1 Si conclude con questi due articoli il viaggio di un ingenuo ambientalista nel mondo delle tecnologie digitali. Il computer fa ridere: l'arma più potente della ... 285 views Michele Bottari
Uber economy 5: piedi di argilla
Uber economy 5: piedi di argilla Il colosso è grande e forte, ma fragile. Proviamo a smascherare il potere dei giganti della web-economy. Conoscere l'avversario prima di imparare la nobile arte... 177 views Michele Bottari
Ci friggeranno il cervello
Ci friggeranno il cervello Se la Bestia non vi basta, se vi sembra poco il fatto che una decina scarsa di compagnie private controlli l'intero orbe terracqueo, state tranquilli. È in arri... 445 views Michele Bottari
Come sopravvivere all'era digitale
Come sopravvivere all'era digitale Il libro del nostro redattore Michele Bottari sarà presentato in anteprima assoluta a Verona, alla Sobilla, il 28 febbraio alle 20:30 La Sobilla è a Verona, in... 329 views Michele Bottari
I ricchi uccidono il pianeta
I ricchi uccidono il pianeta La ricchezza rovina il nostro pianeta. Inoltre, ostacola anche la necessaria trasformazione verso la sostenibilità, condizionando le relazioni di potere e gli s... 403 views Michele Bottari