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Informazione e ambiente veronese

Fregatura 4.0

 
2016 fregatura 20528

Industria 4.0. Affrontare la svolta che ci attende significa prima di tutto fornire un'adeguata informazione soprattutto sui pericoli che essa comporta, e poi regolamentarla severamente. Non utilizzarla per fare propaganda referendaria.

"Tra Renzi e Berlusconi vedo similitudini, vedo Renzi come continuatore della modernità."

(Denis Verdini)


Quando da piccoli ci prefiguravamo il 2000, pensavamo alla conquista dello spazio, ad automobili volanti, alimentazione artificiale con pillole e cose così. Oggi, che il 2000 è bello e passato, non è accaduto, per fortuna, niente di tutto questo.

Comunque è ben radicata la sensazione di vivere in una nuova era della storia umana. Automobili e biciclette sono ancora al loro posto, sostanzialmente invariate rispetto a 50 anni fa, ma in compenso sono scomparsi oggetti che facevano parte della nostra vita, come le enciclopedie, le cabine telefoniche e le musicassette. Il motivo è lo straordinario accesso alle informazioni: documenti, suoni, immagini e filmati possono essere digitalizzati, conservati e trasmessi in quantità illimitata e a grande velocità, con dispositivi piccoli, mobili e di costo sempre più basso.

Una rivoluzione così profonda che non è ancora stata compresa del tutto, infatti il pericolo maggiore è rappresentato da miliardi di persone non preparate culturalmente a gestire strumenti così potenti. Il mio amico Mirco Gasparini dice che, per permetterci di guidare un'automobile, si richiede la maggiore età e un attestato di abilità. Per usare uno strumento mobile collegato a internet 24 ore al giorno sette giorni la settimana, aggeggio potenzialmente assai più pericoloso, non è richiesto niente, anzi, lo diamo anche ai bambini. Ma lo facciamo in nome del progresso.

E questo è solo l'inizio: ci troviamo sull'orlo di una rivoluzione tecnologica che modificherà radicalmente il nostro modo di vivere, lavorare e relazionarci gli uni agli altri. Per dimensione, portata e complessità, la trasformazione sarà diversa da qualsiasi cosa l'umanità abbia sperimentato prima. Stiamo entrando in un territorio inesplorato, non sappiamo ancora cosa ci aspetta, ma una cosa è chiara: la risposta dovrà essere attenta e completa, e coinvolgere tutte le parti interessate, la politica, la pubblica amministrazione, le aziende, il mondo accademico e la società civile.

Le conseguenze di tutto questo riguardano soprattutto l'economia e il lavoro. Facciamo una breve puntualizzazione storico-economica: le prime tre rivoluzioni industriali sono coincise con l'introduzione del motore a vapore attorno al 1750, del petrolio e dell'elettricità attorno al 1870 e della globalizzazione dell'economia attorno al 1950. Ora siamo in piena quarta rivoluzione industriale, quella legata all'informatica, alla robotica e alle telecomunicazioni.

Lasciando perdere le panzane sulla stampante 3D, è evidente che ci troviamo in una fase molto dinamica, in cui nuove imprese stanno prendendo il controllo di nuovi mercati, portando dietro di sé una scia di lacrime e sangue. Questo avviene perché questi nuovi player sfruttano a proprio vantaggio la velocità e soprattutto la gratuità delle informazioni a disposizione. Mettere in contatto un cingalese automunito, disposto ad andare dovunque in cambio di un compenso da fame, con chi ha bisogno di un passaggio è un esempio di informazione preziosa, che può permettere a chi la detiene di soddisfare il cliente e contemporaneamente renderlo complice di sfruttamento di manodopera. A pagamento, s'intende.

Anche le macchine scambiano tra di loro informazioni ridondanti e a costo zero (Internet delle cose), con risultati come migliore organizzazione, tempi di consegna più brevi, meno errori, maggiore flessibilità, in fase di produzione ma anche quando  i prodotti sono utilizzati (la fase più lucrosa, basti pensare al settore dei ricambi auto).

Abbiamo già scritto quanto raccontano gli economisti Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee: l'industria 4.0 porterà maggiore disuguaglianza, in particolare nella sua capacità di perturbare i mercati del lavoro, ampliando a dismisura il divario tra i rendimenti del capitale e del lavoro, questi ultimi virtualmente azzerati. Chi riuscirà ad accaparrarsi le maggiori informazioni su consumatori e prodotti, sarà vincitore in questi mercati, e per gli altri, come già spiegato, non ci sarà scampo.

In questa situazione è evidente che la politica dovrebbe mettere in guardia i cittadini e le aziende sui pericoli di questa esplosione economica, fornire adeguate informazione e formazione, e poi regolamentare severamente gli ambiti e gli spazi in cui questa rivoluzione si può muovere. Invece, cosa fa il nostro governo? Cavalca l'Industria 4.0 come se fosse un cavallo addomesticato e la utilizza per fare propaganda referendaria. Renzi va in tour (recentemente a Verona dall'amico Tosi, vedi foto) a presentare il suo piano tra trombe e fanfare.

Il Piano Nazionale Industria 4.0 è stato affidato al ministro Calenda, che è un noto sostenitore delle multinazionali. Calenda è il motivo principale per cui il TTIP, il trattato pro-corporation tra USA e UE, nonostante sia stato scaricato dalle cancellerie dei principali attori europei (Germania e Francia su tutti) è ancora in vita: l'Italia, nella persona del suo ministro allo sviluppo economico, non lo vuole abbandonare, costi quel che costi.

Se queste sono le persone, da questo gabinetto non è lecito aspettarsi una voce critica nei confronti della quarta rivoluzione industriale, e il pacchetto denominato Piano Nazionale Industria 4.0 sarà l'ennesimo favore ai potentati economici. Toccherà cavarcela da soli, come sempre.

 

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Redatore: Mario Spezia

Sono 107.529 i connazionali espatriati nel 2015. Rispetto all'anno precedente a iscriversi all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (Aire) sono state 6.232 persone in più, per un incremento del 6,2%. Hanno fatto le valige soprattutto i giovani tra i 18 e i 34 anni (39.410, il 36,7%); la meta preferita è stata la Germania (16.568), mentre Lombardia (20.088) e Veneto (10.374) sono le principali regioni di emigrazione. Lo rileva il rapporto "Italiani nel mondo 2016" presentato oggi a Roma dalla Fondazione Migrantes. "I giovani devono poter tornare", è il monito del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Nel 2015 le iscrizioni all'Aire sono state in tutto 189.699. Più della metà, 107.529, per espatrio. Il 69,2% di coloro che hanno fatto le valige (quasi 75 mila persone) si è trasferito in Europa.

http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2016/10/06/boom-di-italiani-che-vanno-allestero-in-107mila-nel-2015-62_4c2cc239-215f-4f12-9a0f-0c3f7970a857.html
Utente: Engvej

Che l'orizzonte politico di questo governo, sia la deflazione salariale, emerge dai suoi documenti:

l'opuscolo in lingua inglese del governo investinitaly, il Ministero delle Politiche Economiche, dopo averci regalato un sorridente Scalfarotto a pag.3, scrive a pag.32 :

" Italy offers a competitive wage level (that grows less than in the rest of EU) and a highly skilled workforce.

that grows less than in the rest of EU) and a highly skilled workforce.

In Italy the quality/cost ratio of highly specialized profiles is extremely competitive with other European nations. An engineer in Italy earns an average annual salary of 38,500€, while in other European countries the same profile earns on average over 48,500€ per year.

ovvero

" L'Italia offe un livello salariale competitivo (che cresce meno del resto d'Europa) e una manodopera altamente qualificata.

In Italia, il rapporto qualità / costo dei profili altamente specializzati è estremamente competitivo con le altre nazioni europee. Un ingegnere in Italia guadagna uno stipendio medio annuo di 38.500 €, mentre in altri paesi europei lo stesso profilo guadagna in media oltre 48.500 € all'anno."

http://www.investinitaly.com/pdf/en/news/overview-business-environment.pdf

.....vantarsi degli stipendi bassi dei nostri ingegneri, e dei profili altamente specializzati come un paese in via di sviluppo.

Possono pure venire a raccontarmi la fandonia che la politica di questa banda che ci governa, non è la deflazione salariale, che voglio evitare la fuga dei cervelli, e tutelare e favorire la ricerca, ma tale vulgata propagandistica, pardon "la narrazione", è contradetta dalle carte e dai documenti. Che geni della comunicazione vengono anche a dirci le loro vere intenzioni: si salvano solo perchè la magigoranza degli italiani ha un pessimo rapporto con le lingue straniere (ma qui la repsonsabilità è anche di chi dovrebbe informare.)

Una domanda a questo trust di cervelli governativo : come pensano di pagarle le pensioni e far ripartire la domanda contraendo sempre più gli stipendi? Non si può vivere di sola esportazione, che anche nei paesi più esportatori è comunque una componente minoritaria della domanda.
Utente: Attilio Anacleto

MAFIA 4.0 SINDACATO DANESE 3F DENUNCIA 'NDRANGHETA NEL CANTIERE DELLA METRO DI COPENHAGEN:

Nicofer e Nwc con sede a Sona (VR), impegnate nella capitale e nella nuova ferrovia ad Aarhus, collegate alla famiglia Nicoscia di Isola di Capo Rizzuto (Crotone) e ai Giardino, imprenditori finiti sotto inchiesta a Verona e vicini al sindaco Tosi.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/10/01/ndrangheta-anche-in-danimarca-il-sindacato-ditte-mafiose-nel-cantiere-della-metro-di-copenhagen/3067178/
Redatore: Mario Spezia

Che poi tutto questo sfavillio nell'etere c'è solo nei discorsi del premier. Nelle case e nelle aziende italiane i collegamenti adsl sono quasi sempre latitanti o tremolanti. A casa mia dopo anni di sfinimento mi sono fatto montare la parabola, mentre in ditta, dopo anni di false promesse ("Gentile cliente i nostri tecnici stanno intervenendo, ecc. ecc. ecc. Oppure: "Nel giro di qualche settimana sarà disponibile nella sua zona il collegamento con fibra, ecc. ecc. ecc.), la prossima settimana chiuderò il contratto con Telecom e mi farò montare un'altra parabola.