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Chatwin, lettere e racconti

 
2015 chatwin lettere racconti 17087

Le ultime cose che Bruce Chatwin ci ha lasciato sono un racconto del 1987 (Utz) e la raccolta delle lettere pubblicata dalla moglie Elizabeth nel 2010. La corrispondenza di Chatwin rivela della sua complessa personalità molte più cose di quante lui fosse disposto a lasciar affiorare nei suoi libri.

In una lettera dell'11 dicembre 1987 a Murray Bail, esattamente un anno prima di morire di aids, Chatwin scrive: "Ieri ho finito un romanzo. Decisamente tascabile! Il titolo: Utz – nient'altro! Il massimo che si può dire di questo libro è che è stato pensato come un intrattenimento che mi facesse superare questi mesi di dure prove. Lo ammetto, c'entra pochissimo con tutte le cose che ho già fatto. E' una sorta di racconto fiabesco mitteleuropeo – con alcune incursioni nel mondo dell'arte!"

Fu il suo ultimo libro. Bruce Chatwin morirà il 18 gennaio 1989 all'ospedale di Nizza.

Utz si conclude con questa pagina:

"Il villaggio di Kostelec è quasi al confine con l'Austria, vicino allo spartiacque tra il Danubio e l'Elba. I campi di grano erano invasi dalla zizzania biblica, ma era una gioia vedere i fiordalisi, i papaveri, la centaurea, la scabbiosa e la speronella in tutto il loro splendore di una campagna europea non ancora avvelenata dai diserbanti selettivi. Al limitare del villaggio ci sono delle marcite e, poco oltre, un lago dove si allevano le carpe, circondato per metà da un boschetto di pini.

Le case del villaggio hanno tetti di tegole rosse, e i muri sono stati da poco dipinti di ocra e di bianco. Le donne mettono i gerani sui davanzali, e al centro del villaggio, in mezzo al verde, c'è una cappella ben tenuta con una minuscola cupoletta.

Stava passando un temporale. I nembi si disperdevano, e un arcobaleno si incurvava sopra le marcite. Il sole illuminava i giardini di rudbeckie gialle, phlox viola e file di crisantemi bianchi.

Aprii il cancelletto e un papavero bianco come la neve venne verso di me sbattendo le ali: allungava il collo e soffiava. Venne alla porta una vecchia contadina: aveva una vestaglia a fiori e un fazzoletto bianco legato basso sulla fronte. Si accigliò. Le mormorai qualche parola e il suo volto si illuminò tutto, allargandosi in un sorriso stupefatto.

Poi alzò gli occhi verso l'arcobaleno e disse: Ja! Ich bin die Baronin von Utz".

Elizabeth, la moglie di Bruce Chatwin, ha curato insieme a Nicholas Schakespeare la pubblicazione delle lettere di Chatwin dal 1948 al 1889 con il titolo: L'ALTERNATIVA NOMADE.

Nella sua introduzione Elizabeth scrive:

"Oggi che comunicare è diventato così semplice e immediato grazie ai cellulari e alla posta elettronica, nessuno scrive più lettere. I bambini a scuola non compongono più letterine che i genitori conservano con cura; forse non si scrivono più nemmeno lettere d'amore e resoconti di viaggio. Chissà se qualcuno stampa a mo' di ricordo le email che riceve.

Le lettere di Bruce, che iniziano dalla più tenera età e attraversano tutta la sua vita, sono uno degli ultimi esempi di una forma di comunicazione tradizionale che rischia di scomparire".

L'ALTERNATIVA NOMADE Lettere 1948–1989 ed. Adelphi

UTZ Bruce Chatwin ed. Adelphi

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Redatore: Michele Dall'O'

Sto leggendo L'arte di collezionare mosche, di Fredrik Sjöberg, un entomologo svedese.

Ad un certo punto descrive alcuni annedoti della vita di Rene Malaise (https://en.wikipedia.org/wiki/Ren%C3%A9_Malaise) altro entomologo svedese, ma di inizio 900. Dopodiché si sofferma (pg 107 e seguenti) su sua moglie, Ester Blenda Nordström , dando questo ritratto indiretto di Chatwin: "...Non è a Walraff che fa pensare, ma se mai a Chatwin. Non c'è scrittore svedese che me lo richiami più di lei. Tutte le testimonianze concordano nel descrivere entrambi come enigmatici, inacessibili, luminosi. Lo stesso sguardo devastante, lo stesso imbattibile talento nell'arte di piacere. Ed entrambi sempre in fuga, da se stessi, forse. E si lasciano dietro una scia di ammiratori dagli occhi sognanti, di domande e di mere ipotesi su una sessualità scissa e su ogni genere di passioni contradditorie. Hanno perfino in comune una quasi identica ossessione per i nomadi e per gli emarginati del mondo. Due vagabondi scomparsi. Tutto il resto è mito. Chatwin è morto di AIDS all'età di quarantotto anni, Ester Blenda Nordström si è spenta lentamente in seguito a un'emoraggia cerebrale a quarantacinque".
Utente: Kelidonio

La mia conoscenza degli scritti di Chatwin è limitata ma intensa: ai primi anni '90 il suo "Le Vie del Canti" è stato per me come aprire un mondo senza tempo, quello degli aborigeni australiani e dei loro miti.

Ma questa foto mi fa tornare ai primi anni '80, quando abitavo in collina a S.Briccio: al tempo della fioritura dei papaveri mi fermavo spesso, a lato, della statale per S.Martino B.A. (quasi di fronte allo stabilimento AIA) per raccogliere fiordalisi fra i campi di frumento che allora costeggiavano quel tratto di strada: l'emozione del loro colore e profumo era un micro-miracolo che si ripeteva ogni anno.

Oggi solo "rotonde" e fabbriche riducono, quasi fino a Soave, il panorama di quella strada a un grigio "kapannoniland": fra simili ricordi riaffiora l'indimenticabile "Where have all the flowers gone".

Ci farà bene riascoltarla, magari cercando di capirne il testo e il suo messaggio: https://www.youtube.com/watch?v=ZgXNVA9ngx8