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La vera storia della strage del Maso

 
Vera storia strage maso 199

Un articolo della 'Rena' racconta una versione dei fatti. Ma noi abbiamo dei testimoni oculari.

Si sa che le dimore in cui avvengono delitti particolarmente efferati sono in seguito abitate dai fantasmi, i quali, però, sono molto meno peggio di quel che si racconta. In realtà non sanno come passare il tempo, dato che non hanno nulla da fare e di cui preoccuparsi. Tirare le gambe alla gente che dorme o far scricchiolare le porte di notte sono due noti diversivi alla loro evanescente esistenza. Se non gli si fa il piacere di spaventarsi, dopo un poco si stufano e, alla fine, si capisce che anche loro hanno piacere a fare quattro chiacchiere.

E' così che ho saputo che la storia della strage del Maso è completamente diversa da quella raccontata dal giornalista de L' ArenaLa politica non c' entrava niente, appunto!

Il fatto è che i due fratelli assassini erano dei poveracci che, da quando erano bambini, avevano dovuto lavorare come muli senza contratti, senza diritti e quasi per niente. Avevano sempre abitato in povere case e a malapena avevano avuto di che vivere. Oltre a ciò, qualsiasi cosa facessero non andava mai bene e spesso venivano accusati di aver rubato quello che a malapena bastava per sopravvivere. A questo va aggiunto che i poveretti si erano illusi che il Duce avrebbe risolto tutti i loro problemi e invece, alla fine della guerra, si erano accorti che la situazione era peggiore di quella di prima.

Il colonnello-castaldo aveva avuto una sorte ben diversa. Di agiata famiglia, aveva fatto carriera nell'esercito e, durante la guerra, non se l' era passata troppo male; anzi pare che piuttosto male se la fossero passata i suoi sottoposti. Si sa, il periodo era quello che era! Guarda caso, finita la guerra, si era ritrovato ancora una volta a dar ordini e a pretendere dai suoi sottomessi quello che lui non si sarebbe mai sognato di fare.

Sembra che ogni cosa abbia un limite e che al Maso il limite fosse colmo. Mi dicono i miei informatori in tulle bianco che quel giorno il colonnello accusò i lavoranti di aver fatto sparire alcuni covoni di frumento e che ai due sciagurati andò il sangue alla testa. Alla fine di giugno, quando l'estate è estate, fa caldo e passare tutta la giornata nel campo a tagliare frumento piegati in due è piuttosto faticoso. Inoltre, dopo tanti colpi di messora, non è facile fermarsi tutto d'un colpo. Il proverbio dice che 'battere' le noci, spalare la neve e uccidere i cristiani siano tre cose inutili. Evidentemente i due non avevano tutta la pazienza necessaria per aspettare l'ineluttabile evento!

Non è detto che i fantasmi dicano sempre la verità, ma io li considero più affidabili di certi giornalisti. E, sia ben chiaro, con tutto questo la politica non c'entra niente!

 

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