www.veramente.org
Informazione e ambiente veronese

La prima guerra dell'acqua - ultima puntata

 
Prima guerra dell acqua 3192

Il fogliettone di Veramente.org - Evelina e il professor Petrella ora sono soli. Ma a Roma non li attende solo Jimmy Carter: la loro missione è in pericolo.

Scarica il pdf completo del racconto.

Riassunto del prologo, del capitolo Idel capitolo II, del capitolo III e del capitolo IV:

Una ricercatrice precaria e un professore ferito stanno viaggiando verso Roma con le prove del broglio al referendum sulla pubblicizzazione dell'acqua. Li attende una commissione di osservatori presieduta da Jimmy Carter.

Vari personaggi senza scrupoli cercano di impedire loro di arrivare, con le cattive maniere.

Città del Vaticano. Il papa accoglie con i massimi onori la giovane dottoressa e il professore. Li accompagna personalmente attraverso il lungo corridoio verso la sala del Consiglio. Il corridoio, riccamente addobbato, sembra senza fine. Il papa, nonostante l'età, ha il passo veloce. Riccardo Petrella sta male, non può tenergli dietro. Evelina accelera tirando con sé il professore. Il papa aumenta, e si gira ogni tanto a  controllare la distanza dai suoi ospiti: sono prima due, poi tre metri. Lo sguardo  del papa sembra tradire nervosismo: è una trappola! Uno strattone più forte e il medico cade a terra. Il papa ne approfitta e inizia a correre. Dal fondo del corridoio sbucano quattro uomini armati di mitra, e iniziano a sparare su Evelina e Riccardo Petrella: è un inferno. Prima di essere colpita, Evelina vede che i sicari hanno il corpo di pesce.

Un urlo, e si ritrovò al volante dell'auto. Il professore sedeva accanto a lei, erano in un'area di servizio sull'autostrada per Roma. "Sonno agitato, eh?" chiese il professor Petrella, "se ha riposato abbastanza, possiamo ripartire".

"Grazie,
" disse Evelina accendendo l'auto, "lei non ha dormito?"

"Non ci riesco, il braccio mi fa un po' male. Sa, mi dispiace di averla trascinata in questa storiaccia".

"Non è colpa sua,"
cercò di rincuorarlo Evelina. "Ho la fortuna di avere marito e figlio al sicuro, solo io so dove sono esattamente. Peccato per la casa..."

"La casa?"
chiese Petrella.

"Me l'hanno distrutta. Mi hanno fotografata con Lessing, mi hanno identificata, e mi hanno distrutto la casa, sperando che io mi trovassi dentro."

"E come hanno fatto a identificarla?"

"Una trasmissione televisiva popolare, e dei vicini impiccioni".


L'auto si riimmise in autostrada.

Erano le 5.02 del 17 giugno, 2 ore e 58 minuti all'ora X, Autogrill di Magliano Sabina (RI)

Città del Vaticano. Le strade erano semi deserte, ed Evelina condusse l'auto fin quasi alla meta, quando videro in lontananza come un posto di blocco, ma con agenti in borghese.

Era chiaro che erano lì per loro, probabilmente con l'ordine di non far passare, forse di uccidere, Riccardo Petrella.

L'auto venne fermata dagli improvvisati poliziotti. Il finto agente Kurt guardò dentro la vettura: cercava una borsa azzurra, una dottoressa e un signore di mezza età.

Vide solo una rossa niente male, vestita un po' scollacciata, gli occhiali scuri al volto. L'auto non aveva niente di sospetto, e la lasciò passare.

A bordo, Evelina tirò un sospiro di sollievo: aveva fatto bene a prendere 'in prestito' quell'utilitaria parcheggiata accesa davanti all'edicola, per sostituire l'appariscente e nota vettura del professore. E aveva fatto bene a nascondere borsa e professore ferito nel minuscolo bagagliaio.

"È andata," urlò al professore, "siamo passati!"

Parcheggiò. Erano le 7.32 del 17 giugno, ventotto minuti all'ora X, di fronte al palazzo del Consiglio, dove Riccardo Petrella aveva appuntamento col Segretario di Stato. L'auto lasciava uscire dal cofano rovente rumori metallici causati dal veloce raffreddamento, mentre l'anziano professore usciva a fatica dal bagagliaio.

Cinquanta metri, cinquanta maledetti metri, per raggiungere il portone d'ingresso. In quel tragitto, l'evento che Evelina non aveva previsto. Un ragazzino con lo scooter passò in velocità vicinissimo a Riccardo Petrella, e gli strappò la borsa azzurra. Fu una questione di un attimo, ma a Evelina sembrò un tempo lunghissimo: vide arrivare il motorino, vide la borsa andarsene con lui, vide il professore trascinato per terra, urlare, non si capisce se per il dolore al braccio o per lo scorno. E vide allontanarsi la grossa AUDI di Shigeo Tani, con i vetri scuri ben chiusi, nella direzione del motorino.

- "Siamo finiti," urlava Riccardo Petrella, "migliaia di persone hanno lavorato gratis, abbiamo vinto un referendum, e tutto per niente!"

- "Non è ancora detto," lo rincuorò Evelina, "spiegheremo che cosa è successo."

- "Ma non capisce?"
incalzò il professore, "non abbiamo i dati! La commissione non può più attendere, e metà dei suoi membri stanno con quelli che ci volevano morti! Senza prove approveranno il secondo conteggio, quello falso".

- "Basta piagnistei, professore,
" disse Evelina aiutandolo ad alzarsi, "non possiamo abbandonare adesso, a venti metri dalla meta".

Commissione degli osservatori internazionali sul referendum Acqua, Sala Nervi, Città del Vaticano. Ore 8.25 del 17 giugno, più o meno l'ora X.

Dalle facce degli americani e dei cardinali si poteva chiaramente capire chi stava dalla parte dei cattivi: erano in molti a essere stupiti della presenza di Riccardo Petrella, proprio non se l'aspettavano di trovarlo lì.

Evelina era con lui, nonostante l'abbigliamento non proprio adatto all'occasione, e lo sorreggeva, fisicamente e psicologicamente, stringendolo per mano.

L'ex presidente USA James Earl Carter Jr. presiedeva la commissione: "Siamo spiacenti di quanto le è accaduto," disse, "ma dobbiamo rispettare la forma. Secondo l'accordo, lei doveva presentare le prove. Se queste le sono state trafugate, dovrà ripetere i test, ma siamo fuori tempo massimo".

Erano in molti, e tra loro anche molti cardinali, a ostentare un sorriso di grande soddisfazione.

"Non è esatto," intervenne la donnina che accompagnava il professore. Avendolo visto ferito, in molti avevano pensato fosse un'infermiera, e si erano domandati se fosse il caso di farla entrare, considerata la mise un po' discinta. Ma il professore, con un braccio al collo, il vestito strappato, era apparso debole, barcollante, e nessuno si era preso la briga di intervenire.

Evelina lasciò la mano del professore, tirò fuori dalla borsetta un minuscolo notebook, lo aprì, lo collegò al videoproiettore e lo mise davanti al commissario: "Guarda un po' qua, Jimmy. Le prove ci sono, sono state consegnate alla stampa questa mattina". Aprì il browser e si collegò col sito dell'"acqua bene comune". Tutti i presenti volsero la testa verso il megaschermo.

In testa alla home page il titolo "Presentata a Roma la prova definitiva: il quorum è sato raggiunto!", mentre l'occhiello recitava: "Gravi incoerenze nei dati dell'affluenza nei seggi incendiati dalla criminalità. Oggi stesso la commissione degli osservatori annullerà il secondo conteggio presentato dal Viminale. Riccardo Petrella: è una vittoria dell'umanità"

"Ottimo lavoro, Elisabetta," pensò Evelina.

Durante la notte, l'amica aveva caricato risultati e documenti sul sito del comitato per l'acqua, di cui era redattrice, e aveva provveduto a informare la stampa, specializzata e generalista, dei risultati della ricerca di Evelina Berti e di Franjo Ivanisevic.

Evelina non stava nella pelle dalla gioia: "Nella borsa azzurra c'erano solo le copie del test," disse alla stupefatta assemblea, che seguiva tutto dal grande schermo dietro le sue spalle, "gli originali sono al sicuro, a disposizione di codesta commissione per un esame approfondito. E comunque, consultabili da tutti, via web".

Jimmy Carter si alzò, si impossessò di un computer della sala stampa e diede una rapida scorsa agli altri organi di informazione via web: tutti riportavano la notizia in apertura, col massimo risalto. L'Italia aveva superato anche questa ennesima crisi politica.

Evelina si era intanto seduta al posto di Jimmy e fece partire la presentazione che aveva preparato la notte precedente, e in un quarto d'ora sciorinò i risultati del test, spiegando con parole semplici come avevano agito i manipolatori di dati, e quali tracce grossolane avessero lasciato. Qualche cardinale applaudì, la maggior parte la fissò immobile, con lo sguardo atterrito.

"E ora, se volete scusarci, il professore è ferito, e ha bisogno di riposo," riprese il braccio di Riccardo Petrella, e si avviò all'uscita, dando le spalle alla sgomenta commissione.

17 giugno 2012, ore 10:35. Un'ora e trentacinque minuti dopo l'ora X. Così finì la prima guerra dell'acqua, con una vittoria di chi la voleva pubblica.

Ce ne furono altre, forse qualcuno, un giorno, avrà voglia di raccontarle.

Il giorno dopo il dottor Lorenzo Collina lesse il giornale a Vito il buttero, che lo ascoltava nel suo letto, con la testa fasciata. Metà del giornale era dedicata vittoria del comitato acqua. Qualche ardito sussurrava la candidatura di Petrella al Nobel per la pace.

Lui, ricoverato in ospedale, non concedeva interviste, anche se era cosciente e fuori pericolo. Le sue peripezie e quelle della coraggiosa ricercatrice erano già trapelate. L'inchiesta della magistratura di Pisa, sull'omicidio Lessing, si era allargata con nuove accuse, a carico di alcuni manager e faccendieri. Coinvolti anche numerosi cardinali.

Nelle pagine dell'economia, spiccava il crollo in borsa dei titoli delle multinazionali dell'acqua: nel panico generale, era iniziata una corsa alle vendite, con effetti devastanti.

In un riquadro, si parlava della storia singolare di un investitore nipponico: ritenuto un guru dell'opensource, aveva investito una fortuna in prodotti derivati, scommettendo sul rialzo dei titoli di aziende che fondavano la loro fortuna sull'acquisto degli acquedotti pubblici.

Ora era nei guai: senza soldi, indebitato fino al collo e con l'interpol alle calcagna. Dal suo blog dichiarava: "Non c'entro nulla, mi hanno messo di mezzo".

Evelina era lontana, era fuggita in una baita in Svizzera, riuscendo a non farsi consegnare la convocazione del tribunale "come persona informata dei fatti".

Doveva spiegare a marito e figlio che cosa le era successo, che avevano rischiato di perderla, di morire essi stessi, che non avevano più una casa, i ricordi di una vita. Come avrebbe fatto? Non importava: aveva quasi un mese di tempo.

Scrivi un commento

Utente: Bos Sergio

quel batiscafo non sarà freudiano? ciao