www.veramente.org
Informazione e ambiente veronese

La prima guerra dell'acqua (II puntata)

 
Prima guerra dell acqua 3055

Il fogliettone di Veramente.org - Ancora mistero sul referendum dell'acqua: una richiesta disperata di aiuto.

Leggi il prologo

Riassunto del prologo:

Il referendum per l'acqua pubblica è in bilico, pochi maledetti voti decideranno se ha raggiunto il quorum. Evelina, ricercatrice precaria del dipartimento di statistica, riceve uno strano e misterioso incarico a Pisa. Addio vacanza!

Nonostante il vagone rumoroso, Evelina sente una voce di bambino.

"Mamma!"

Sembra la voce di suo figlio. Possibile?

Apre la porta dello scompartimento, e si incammina verso la voce.

Apre la porta del vagone: il successivo è per il trasporto merci. Odore di acqua salmastra, buio pesto.

"Mamma!" Sempre attutita, ma percepibile.

Attraversa il vagone a tentoni, urta contro un grosso animale, che reagisce muggendo violentemente.

È un vitello.

"Mamma!" La voce proviene ancora da lontano, ma ora è più forte.

Guadagna a fatica il fondo del vagone, un'altra porta, ancora stalla, ancora buio.

Chiede: "C'è nessuno?"

"Mamma!"

"Luca? Sei tu?"

"Mamma, sono qui".


Accende un fiammifero: è Luca. Piange, e indica con lo sguardo verso il basso: orrore! Il bambino ha il corpo di pesce.

"Noo...!" E si ritrovò nello scompartimento, pallida e sudata.

Mancavano pochi chilometri a Pisa. "Biglietto, signora...", era un imbarazzato controllore.

Alla vista del foglio di viaggio di Evelina, il ferroviere aggrottò un sopracciglio. "Mi scusi, signora, ma mi deve seguire."

"Ci mancava anche questa," pensò Evelina. E poi che antipatico! Tutto quel cerimoniare dava ai nervi: se c'era qualcosa da contestare sul biglietto era meglio dirlo subito, tuttalpiù poteva pagare la differenza.

Nel corridoio l'uomo cambiò espressione. "Dottoressa Berti, ho un messaggio da parte del professor Petrella: giunta alla stazione non si dirigerà all'Università, bensì all'Hotel Arizona. Ci sarà per lei una prenotazione. Si chiuda in camera e attenda disposizioni."

Perché tutto quel mistero? Aveva paura.  "La parola d'ordine," -continuò il falso controllore, "è -sopra la panca-". "Naturalmente," osservò sarcastica Evelina, "dovrò rispondere -la capra campa-". "No! Troppo facile. La contro-parola d'ordine è -sirena-".

Detto questo, riaprì la porta dello scompartimento e accompagnò col braccio Evelina dicendo, coi modi tornati cerimoniosi, "E mi scusi ancora per l'errore".

Pisa. Il treno rallentò, ed Evelina ebbe appena il tempo di gustarsi l'espressione perplessa dei suoi compagni di viaggio alla comparsa di un nuovo controllore, a distanza di pochi minuti: "Ma l'ha già visto il suo collega". "Non ci sono miei colleghi, in questo treno".

Perché non doveva andare all'Università? Che motivo c'era per tanta segretezza, e, soprattutto, cosa c'entravano le sirene?

L'Hotel Arizona: un lusso odoroso d'altri tempi si mescolava alle asettiche comodità tecnologiche.

Sul comodino stile impero, per esempio, accanto al telefono, un moderno PC. Lo accese, sul monitor, la scritta "SOPRA LA PANCA...". Sorpresa, digitò la risposta sulla tastiera virtuale, e partì un video.

Sullo schermo l'immagine di Riccardo Petrella, il professore di economia, fondatore del Contratto Mondiale dell'Acqua e militante del diritto all'acqua, membro del comitato promotore del referendum.

"Buon giorno, dottoressa Berti. Sono desolato del nostro comportamento fumoso, ma mi creda: siamo veramente in una situazione di pericolo per la sovranità dei popoli su un bene prezioso come l'acqua. Abbiamo ragione di credere che i nostri avversari non stiano seguendo le regole della correttezza e della legalità, per cui siamo costretti a prendere tutte le precauzioni possibili per far valere le nostre ragioni."



Ora ne era certa: era nei guai fino al collo. E in quel momento avrebbe dovuto essere nella casetta in Svizzera...

"Nella borsa azzurra sul tavolo," continuò Petrella, "c'è un computer, al cui interno ci sono i risultati dell'affluenza alle urne allo scorso referendum sull'acqua. Per mercoledì 17 giugno dobbiamo presentare a Jimmy Carter le nostre valutazioni sulla regolarità di quei conteggi. Lei ha fatto studi sull'entropia statistica con il professor Ivanisevic, dovrebbe controllare l'attendibilità dei dati."

"Ulteriori chiarimenti li avrà parlandone con il signor Lessing, un funzionario di quelli che il comitato scientifico del Vaticano ha messo a mia disposizione per questo progetto. Se avesse bisogno di aiuto, mandi una mail a questo indirizzo -prenda nota, per cortesia-: tani@interfree.it"

"È una persona completamente fuori dai giochi, per questo mi fido di lui. È in grado di poterle dare tutto l'aiuto necessario. Buon lavoro".



In quel momento squillò il telefono: "Buongiorno, è Lessing qui. Dovrei parlarle. Ci troveremo nella saletta privata che ho affittato all'Hotel Daunia, di fronte all'Arizona. Va bene? "

Evelina guardava stupita la scritta "Hard disk formatting" sullo schermo del PC.

"Ehi! Perché perché non mi risponde? Si sente bene?"

"Eh? Sì, va bene,"
disse Evelina. "Il Daunia. Qui di fronte. Quando?"

"Adesso".

Click.

Evelina era nel panico. Queste persone avevano evidentemente disperato bisogno di aiuto.

Franjo Ivanisevic era un matematico come lei, specialista in entropia statistica. Avevano ideato insieme un algoritmo per analizzare una serie di dati statistici e stabilirne con certezza la 'casualità', ovvero se erano dati originali o se erano artefatti da qualche mente umana.

Ora Ivanisevic era morto, e un brivido corse nella schiena di Evelina: il professore era sempre stato un pavido al volante, e viaggiava preferibilmente con mezzi pubblici. Come aveva fatto a morire in un 'incidente stradale'?

La stanza del Daunia era un bell'ufficio riccamente arredato. Alle pareti icone di santi.  Lessing era un ometto grasso, dall'accento tedesco e dai modi affettati:

"Mercoledì 17 giugno, alle ore 9, in sala Nervi, presso la Santa Sede, è fissata l'ultima riunione della Commissione degli osservatori internazionali," disse abbarbicato in una sedia da cui non riusciva quasi a toccare terra.

"Gli attentati incendiari degli uffici elettorali," continuò Lessing, come stesse parlando di una triste fatalità, "hanno impedito la verifica puntuale dei votanti da parte della commissione. Rivotare sarebbe troppo pericoloso per la vostra 'immatura' democrazia, così i dati di affluenza raccolti durante i due conteggi sono l'unica testimonianza a disposizione."



Era così: l'algoritmo di calcolo di entropia statistica era l'unico metodo che Jimmy Carter e i suoi avevano per conoscere la verità. Sui risultati del complesso calcolo gli osservatori riponevano la soluzione del problema.

Al professor Ivanisevic era stato chiesto di valutare la casualità delle due serie, se una delle due fosse stata trovata non naturale, gli osservatori avrebbero definitivamente considerata valida l'altra.

Dal PC portatile di Ivanisevic dipendeva il futuro dell'acqua in Italia: la legge che il referendum intendeva abrogare stabiliva l'obbligatorietà di privatizzare l'acqua, cedendo questo fondamentale bene a soggetti non pubblici e conformi alle leggi del mercato.

"Ma Ivanisevic è morto," proseguì Lessing, apparentemente ancora alle prese con la sfortuna, "così tocca a lei dire quale delle due serie statistiche è quella veritiera."



"Perché la commissione Carter si è insediata in Vaticano?", chiese Evelina timidamente.

"La questione è un po' delicata. Ci si fida delle vostre istituzioni, per carità, ma vede, in questo momento sono un po' traballanti. Solo la Chiesa ha potuto garantire ai commissari quella serenità che solo l'assenza di pressioni può dare.

Come può intuire, gli interessi in gioco sono molto forti."


Ma la questione doveva essere risolta velocemente, pena l'esplosione del conflitto sociale che ormai dava ovunque segni della sua presenza. La scadenza era stata irrimediabilmente fissata per il 17 giugno.

"Per motivi puramente tecnici," riprese Lessing, "e per impedimenti esterni di cui non siamo riusciti a capire la natura, siamo un po' in ritardo, e abbiamo bisogno di lei. Dovrà farmi pervenire i risultati del test, spero positivi, entro martedì."

"Non è proprio una passeggiata, ma ce la si può fare," pensò Evelina ad alta voce.

"Avremmo avuto più tempo, la settimana scorsa, ma poi la morte casuale del suo collega ci ha un po'..."



Un rumore di vetro rotto, e il Lessing crollò la testa in avanti, mostrando sulla nuca un foro sanguinante. Un urlo di Evelina, e l'istintivo gettarsi per terra. Il poggiatesta della sua poltrona si riempì di due, tre buchi al crepitare del vetro della finestra.

Riuscì ad uscire dalla stanza a quattro zampe, illesa, scese le scale di servizio, e si avventò sull'uscita dell'albergo mentre passava il solito immancabile taxi.

Il suo occupante aveva appena fatto in tempo a scendere, che Evelina era già rannicchiata sul suo sedile posteriore.

Leggi il capitolo 2, ovvero la III puntata.

Scrivi un commento