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Informazione e ambiente veronese

Tre prelibatezze invernali

 

Crepis vesicaria, Taraxacum officinale, Calepina irregularis.

Anche in pieno inverno possiamo raccogliere alcune specie selvatiche davvero deliziose. Bisogna prima imparare a riconoscerle e poi cercarle nei posti giusti.
Va innanzitutto detto che la raccolta delle specie selvatiche comporta, come per i funghi, un certo rischio di confusione e quindi anche di intossicazione. Nel nostro caso di sicuro non moriremo avvelenati, ma potremmo avere delle sorprese sia per quanto riguarda il sapore sia per i possibili effetti collaterali.

CREPIS VESICARIA - RADECELA AMARA (foto 1-2-3)

Crepis vesicaria appartiene alla famiglia delle Asteraceae, come il Tarassaco, ed è facilmente riconoscibile in primavera quando presenta numerosi fiori gialli raccolti ad ombrello o a corimbo sopra un gambo alto 20/30 cm, ma a quel punto è inutilizzabile. Noi dobbiamo raccoglierla in gennaio/febbraio, quando presenta una rosetta basale di foglie lobate o pennatosette, cioè composte da tante piccole foglioline attaccate alla nervatura centrale. Ha foglie pelose, simili a quelle del tarassaco e della cicoria, di un colore verde intenso, spesso con venature rossastre. Le foglie sono normalmente schiacciate sul terreno e presentano il tipico rigonfiamento centrale dovuto alla sviluppo dell'apparato fiorale. Una volta raccolta la pianta, le foglie tendono a ripiegarsi verso l'esterno, alla maniera dei tentacoli del polipo.

Potrebbe venir confusa con la Crepis lacera
, che è un po' tossica ed ha foglie più spigolose, di un verde più chiaro e freddo, con fiori attaccati singolarmente sullo stelo. Si tratta comunque di due specie facilmente distinguibili:
http://www.floraitaliae.actaplantarum.org/viewtopic.php?t=1368
http://www.floraitaliae.actaplantarum.org/viewtopic.php?t=84274

Crepis vesicaria ha una grande variabilità di forme, vale a dire che può presentarsi con un aspetto differente a seconda dell'ambiente in cui cresce. La si può trovare nei campi coltivati, fra le stoppie di granoturco, nei vigneti non particolarmente disturbati, sotto gli olivi, lungo le rive dei fossi. Predilige i terreni freschi, umidi, su calcare. Vanno evitate le zone trattate con pesticidi e diserbanti.
E' un buon commestibile, ma ha un sapore decisamente amaro, per cui conviene farla bollire in acqua abbondante con qualche goccia di limone e poi spadellare con aglio, olio e, per chi gradisce, un po' di peperoncino.

TARAXACUM OFFICINALE (GROUP) – PISSACANI (foto 4-5-6)

Non c'è una sola specie di Tarassaco officinale, ci sono molte specie diverse riunite in un gruppo. Si parla infatti di gruppo (group) dei Taraxacum officinale. Nel nord Europa sono state classificate centinaia di specie appartenenti a questo gruppo. Ci accontentiamo di sapere che non c'è un unico Taraxacum officinale, ma che ce ne sono tanti, diversi per caratteristiche morfologiche e per patrimonio cromosomico.

In questo caso ci concentriamo su una specie particolare, che cresce solo in pieno inverno e di cui non conosciamo il nome specifico. I nostri vecchi identificavano questa specie particolare col nome di "petoloti", forse per la sua forma particolare. Infatti questa specie ha un apparato fogliare breve ma molto spesso, con un evidente rigonfiamento della base fogliare, appena sopra le radici (fittone).
La descrizione di questa particolare pianta non può essere molto differente dalla descrizione del tarassaco che tutti conosciamo, ma il sapore è decisamente diverso: dolce e pastoso, anzichè amaro e fibroso.

Ama i terreni magri, sia su calcare che su terreni acidi (le foto 4-5-6 sono state scattate in Val d'Alpone). Cresce su prati e pascoli in zona collinare e prealpina, ma è sempre più difficile trovarlo, forse perché oggetto di raccolta indiscriminata per secoli o forse perché incapace di adattarsi ai recenti cambiamenti climatici. La sua raccolta richiede grande pazienza e un occhio molto attento, ma poi la fatica viene ripagata da un grande piacere delle papille gustative. Si può mangiare sia cotto che crudo con la stessa soddisfazione.

CALEPINA IRREGULARIS – MIAGRO (foto 7-8-9)

Questa specie dolcissima, a differenza delle due precedenti, appartiene alla famiglia delle Brassicaceae, la stessa del cavolo, del broccolo e della rucola. Potrebbe venir confusa con il tarassaco, se non fosse che i lobi delle foglie sono più rotondi e meno incisi. In primavera sarebbe facile riconoscerla per i suoi fiorellini bianchi a 4 petali, tipici delle Cruciferae, che ora chiamiamo Brassicaceae.

Purtroppo noi la dobbiamo raccogliere adesso, quando possiamo vedere solo la rosetta delle foglie basali. In realtà individuarla è piuttosto facile, perché le foglie sono prive di peluria ed hanno un aspetto facilmente riconoscibile. Cresce su vari terreni: sabbiosi, limosi, argillosi, meglio se ricchi di composti azotati. Di solito forma colonie numerosissime e quindi riempie in fretta la borsa.

http://www.floraitaliae.actaplantarum.org/viewtopic.php?t=2414

Nonostante il suo aspetto insignificante, ha un buonissimo sapore, dolce e particolare insieme. Le radici, bollite e poi passate in padella, sono decisamente sorprendenti. Può avere un discreto effetto lassativo, dipende dalle condizioni intestinali di chi se ne nutre.

Tutte queste erbe sono ricche di vitamine e di sali minerali, oltre che diuretiche e disintossicanti.

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