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Informazione e ambiente veronese

Il Vajo Paradiso

 

Ricordi e paesaggio del Vajo Paradiso - Grezzana (VR)

Una presentazione esaustiva delle caratteristiche geo-morfologiche del Vajo Paradiso ed una appassionata petizione affinchè un così importante patrimonio naturalistico e geologico venga custodito e preservato per le generazioni future.
Alla metà degli anni '80 alcuni amici di Grezzana mi invitarono ad una passeggiata lungo un sentiero a mezzacosta (Merci, 1986), sul versante destro del Vajo Paradiso.
In realtà, mi ero già affacciato diversi anni prima a questa valle, ma ne avevo solo percorso un tratto del fondovalle (in cui allora era dislocata una discarica fumigante), attratto da narrazioni di fossili: dei bivalvi megalodon e dei resti vegetali impressi fra strati di calcari grigiastri. Questa nuova esplorazione prometteva toponimi intriganti: "Magnavacca", una cava dismessa nelle cui fessure riempite d'argilla erano stati trovati alcuni manufatti paleolitici (e persino frammenti di zanne di elefante) (foto 9), "Lastabella", dove un tratto della vecchia strada passa direttamente sui calcari lastriformi del Rosso Ammonitico.
Il nostro obiettivo principale era, però, la segnalazione (AA.VV., 1990, pag. 108) di alcuni simboli rossastri dipinti su una cengia rocciosa: F. Mezzena, lo scopritore, li aveva genericamente attribuiti a frequentazioni tardo-neolitiche o, forse, nel II millennio a.C., senza però escluderne l'attribuzione ad eremiti medievali, visto che vi si erano rilevati segni cruciformi (alcuni inseriti in un cerchio), antropomorfi (di cui uno con testa cinta da aureola) (fig. 2) (nota1) e altri più articolati e complessi.
Tutti questi simboli erano stati accuratamente rilevati (nel 1967), distinguendoli in 3 gruppi, più alcuni isolati, tracciati su superfici di cenge aggettanti che già allora mostravano evidenze di stacchi termoclastici che, purtroppo, interessavano anche alcune parti delle figure stesse (Mezzena, 1980, p. 146); il suddetto articolo era corredato non solo da rilievi grafici dei simboli (n. 25), ma anche da una nitida foto panoramica (fig. 3) evidenziante il tratto di cenge su cui le antiche pitture erano collocate. Per inciso, l'autore sottolineava il loro buono stato di conservazione, meravigliandosene poiché molti di quei simboli si trovavano su superfici assolate ed esposte alle intemperie (Mezzena, 1980, p. 142).
Tornando alla quella passeggiata, fui colpito dalla "selvaticità" della parte medio-alta del Vajo del Paradiso, chissà perché definito Sarmazzo nell'articolo di F.Mezzena: infatti "Sarmazzi" è il nome della contrada posta a 205 metri slm, allo sbocco del laterale "Vajo della Tavarnella". In realtà, già allora l'area posta allo sbocco del fondovalle era in via di progressiva urbanizzazione industriale: alcuni scavi di fondazione stavano rivelando un'intensa stratificazione in cui si alternavano, come in una "torta", livelli alluvionali ciottolosi a sedimenti nerastri umici o grigiastri limosi che, verosimilmente, narravano la complessa storia ambientale e climatica a partire dall'ultime fasi post-glaciali, cioè da 15.000 anni fa circa (BASSETTI, BORSATO, 2005) (2).
Purtroppo quelle stratigrafie non vennero rilevate né studiate, privandoci di una interessante "finestra" sul passato climatico e ambientale tardo-preistorico, che (almeno nella Valle dell'Adige) fra 6500 a 1000 anni fa circa fu segnato da diverse fasi erosive e di crollo (BASSETTI, BORSATO, 2005).
Sebbene non ci sia stata occasione né di visualizzare sufficientemente quegli antichi simboli, né di raccogliere reperti significativi, l'inselvatichimento del Vajo del Paradiso motivò l'inclusione di un'apposita scheda divulgativa (fig. 4) (3) pubblicata l'anno successivo in una sintesi promozionale degli ambienti della Lessinia (CHELIDONIO, 1992).

● Morfologia

Una rapida occhiata alla carta geologica dei monti Lessini, permette di inquadrare i principali caratteri morfo-stratigrafici del "Vajo del Paradiso" (chissà quali "radici" ha questo toponimo). Questa incisione valliva laterale sinistra della Val Pantena è orientata NNE-SSW da una linea di faglia dapprima sepolta nei depositi detritici del suo fondovalle dalla contrada Sarmazzo (dove si innesta – da NE - l'incisione del vajo della Tavarnella) fino alla località Magnavacca, un'area di antiche cave da dove la faglia suddetta affiora con direzione NE/SW, estendendosi fino a tagliare gli strati settentrionali del monte Castello e a raggiungere, in località Cuccarda, il versante destro del Vajo Squaranto.
Gli strati geologici che l'incisione attraversa, dai 310 metri slm di monte Timarolo, ai 583 metri slm di Vaialto e fino ai 706 metri slm della contrada Martin, rappresentano la geo-storia antica dei monti Lessini, le formazioni del Mesozoico dai Calcari Grigi alla Maiolica cretacea, per un totale di 90 milioni anni.
Il "vajo del Paradiso" si presenta, morfologicamente, come una "porta d'accesso" ad un ampio affioramento della formazione geologica detta "Maiolica veneta", che dal ciglio superiore del suo versante destro si estende verso Nord fino a Corbiolo e oltre: poiché i suoi calcari includono abbondanti noduli e arnioni di selce vetrosa, reperibile sia in affioramento primario sia in giacitura secondaria lungo i versanti, questa porzione di dorsale, compresa fra la media Val Pantena e il vajo Squaranto, deve essere stata uno dei maggiori affioramenti della principale materia prima litica sia per le comunità preistoriche, ma anche per l'artigianato storico delle pietre focaie.

● Geo-paesaggio

In attesa che qualche geo-divulgatore dotato di competenze specifiche pubblichi più dettagliatamente la sequenza stratigrafica emergente dai versanti del Vajo del Paradiso, provo ad assemblarne un breve promemoria, corredato da uno schema stratigrafico (fig. 5).
La più antica formazione geologica dei Lessini è la Dolomia Principale (220 – 210 milioni di anni fa circa), che affiora (a causa della dinamica di sollevamento, diversa da quella dei Lessini, e l'erosione conseguente degli strati soprastanti) sulle cime del Carega e del Monte Baldo, ma anche alla base delle più profonde incisioni vallive, come nella Val dei Ronchi, nella Val d'Adige e nella Val d'Illasi.
Le rocce della Dolomia, sedimentatesi in fondali marini poco profondi e caratterizzati da fenomeni di lento sprofondamento (simili agli ambienti costieri tropicali dell'attuale Golfo Persico) (Zorzin, 2016, p. 41) hanno un spessore medio, in Val d'Adige di circa 5-600 metri; nell'alta val d'Illasi (sul massiccio del Carega) è valutata in circa 1000 metri.
Gli strati soprastanti alla Dolomia, sono detti Calcari Grigi (o di Noriglio) (tra i 200 e i 185 milioni di anni fa circa), hanno uno spessore medio di circa 400 metri (Zorzin, 2016, p. 43) e si articolano in diverse formazioni, dette "di Monte Zugna", "Oolite di Loppio", "Formazione di Rotzo" e "Oolite di Massone".
Il fondovalle del vajo del Paradiso è inciso nella "Formazione di Rotzo", i cui calcari affiorano qui in modalità dolomitizzate (G.Roghi, comunicazione personale), cioè ricristallizzati (4). Al tetto di questi calcari (più o meno ricristallizzati) emerge un importante livello di ligniti, che nel vajo del Paradiso è stato sfruttato, tramite gallerie minerarie, specie nel XX secolo: nello strato (di spessore variabile – circa 1 metro – e racchiuso fra altri strati argillosi, marnosi e scistosi) vi sono stati aperti quasi 4 chilometri di gallerie. Le ligniti (contenute nella "Formazione di Rotzo", datate fra 189 e 183 milioni di anni fa circa) derivano dalla fossilizzazione carboniosa di abbondanti resti vegetali sedimentatisi in ambienti lagunari profondi solo pochi metri (Roghi, 2008, p. 51).
Pochi chilometri più a nord, nel vajo dell'Anguilla, i Calcari Grigi sono caratterizzati anche per la presenza di livelli in cui abbondano fossili di bivalvi, tra cui le famose lithiotis, resti mineralizzati di "ostriche" che si possono facilmente osservare in diverse zone dell'altopiano, anche a quote molte diverse a causa dei fenomeni di sollevamento differenziato. Un'altra caratteristica dei Calcari Grigi è aver conservato orme fossili di dinosauri (coeve a quelle più famose di Rovereto) scoperte sul versante orientale della "Bella Lasta" a ridosso della Valle di Revolto.
Vi si sovrappongono i calcari della Formazione di San Vigilio (177- 171 milioni di anni fa circa) che si caratterizzano invece per depositi carbonatici frammisti a residui organici fossili tipici di fasi "trasgressive" della "piattaforma di Trento", corrispondenti a momenti di relativo aumento della profondità marina (Roghi, 2008, p. 51).
Successivamente, da 170-140 milioni di anni fa circa, si depositò la formazione rocciosa più nota del territorio lessinico, ossia il Rosso Ammonitico Veronese: le sue rocce, impropriamente dette "marmo" (perché è una roccia sedimentaria e non metamorfica come i marmi) (5), sono mediamente dure e compatte, oltreché ricchissime di fossili di ammoniti, antichi cefalopodi che popolavano quei mari in cui si andavano depositando, ad almeno 200 metri di profondità (Zorzin, 2016, p. 54), sedimenti fini, micritici (6). Anche nel vajo del Paradiso le rocce del Rosso Ammonitico (che nei Lessini sono spesse, in media, 20 metri) formano cenge strapiombanti (Zorzin, 2016, p. 56) che l'erosione ha spesso modellato in forme aggettanti, adatte a fornire ripari sottoroccia sulle cui pareti sono stati dipinti simboli tardo-preistorici e/o medievali (fig. 6).
Al tetto del Rosso Ammonitico, strati rocciosi biancastri sfumano nella formazione detta Maiolica (o Biancone), depositatasi tra 134 e 90 milioni di anni fa circa, in mari profondi: l'affioramento della sua stratigrafia, intensamente attraversata da fratture verticali, talvolta supera i 100 metri di spessore e caratterizza le dolci propaggini delle aree soprastanti.
La suddetta fratturazione determina: il rapido assorbimento delle acque pluviali, mentre l'erosione carsica e la pedogenesi hanno favorito la formazione di pendii poco inclinati, con coperture argillose di vario spessore. Queste caratteristiche si sono prestate alla diffusa trasformazione, dopo il disboscamento iniziato in val Pantena già nel V millennio a.C., delle superfici della Maiolica in coltivi, arativi e frutteti a seconda delle fasi di antropizzazione dei monti Lessini.
Siccome gli strati calcarei della Maiolica sono ricchi in noduli, arnioni e listelli di selce e che quest'ultima è stata, per i territori sud-alpini, la principale risorsa litica da almeno 300 mila anni fino al XIX secolo (con l'artigianato storico delle pietre focaie, per armi da fuoco e acciarini manuali) (fig. 7) risulta facile intuire quanto siano stati importanti i declivi che dal versante destro del vajo risalgono verso i 500 metri slm di Zovo di Romagnano e i m. 700 slm. di Monte Castello di Azzago, dove affiora la Scaglia Rossa.
Gli strati calcarei di quest'ultima formazione (spessa, in media, 70 metri e depositatasi, fra 90 e 86 milioni di anni fa circa), sono costituiti da fanghiglie rosate terrigene (7), probabilmente derivate dall'erosione di argille trasportate da correnti fluviali verso il mare aperto, sui cui fondali poi si risedimentarono, pietrificandosi, in seguito, in forma di strati a giacitura sub-orizzontale.
Infine, per completare la sequenza stratigrafica del versante orientale del vajo del Paradiso, sulla sommità di Monte Castello affiora anche rocce basaltiche compatte (riferibili al Paleogene, cioè da 65,5 a 23,03 MA), relitto eroso di camini vulcanici o di filoni intrusivi.

● Un itinerario ambientale

Sono ormai passati oltre 30 anni da quando il gruppo WWF Valpantena ripristinò e promosse un itinerario divulgativo (fig. 8) per la conoscenza e la valorizzazione del Vajo del Paradiso (MERCI, 1986). Pur nella brevità della descrizione, l'articolo (Merci, 1986) spaziava fra geologia, preistoria (i dipinti rupestri), flora (Roverella, Carpino nero, nocciolo e lantana sui versanti mentre sul fondovalle esemplificava con pioppi, salici, etc.), fauna (scriccioli, fringuelli, gufi, civette e allocchi fra gli uccelli mentre fra i mammiferi elencava tassi, donnole, faine e ghiri). Inoltre diversi tipi di farfalle e di rettili (es. colubro di Esculapio, biacco e aspide, quest'ultima rara). Infine riassumeva che era stata proposta la costituzione del vajo in "Riserva Naturale" auspicando "speriamo attuabile nel più breve tempo possibile".
Ho provato a sondare su Internet per aggiornarmi sulla sorte della suddetta proposta 31 anni dopo. Ad esempio nel "Piano degli Interventi- Seconda Fase, Variante 1- Titolo 6.7" (8) stilato dall'Amministrazione Comunale di Grezzana la situazione attuale viene così descritta: "6.7 RISERVA NATURALE PARCO ARCHEOLOGICO Ambito rurale per istituzione dei parchi di particolare pregio paesaggistico denominata Vajo del Paradiso.
Le zone contrassegnate nelle tavole di Piano degli Interventi come "Riserva Naturale"; Parco Archeologico" sono state individuate ai sensi della L.R. 16.8.84 n. 40 art.27 (Parchi e riserve di interesse locale) e ne seguono le relative norme. In assenza dei piani ambientali, nelle sopradescritte zone, è prevista l'inedificabilità assoluta. Dette zone concorrono alla determinazione della edificabilità ammessa nelle zone E contigue. Tali zone sono soggette ad una pianificazione attuativa di valenza ambientale.
Per l'ambito del Vaio de Paradiso, sino all'approvazione del Piano Ambientale relativo, vigono le norme previste dall'art.43 del Piano di Assetto del territorio Rif. Legislativo: Norme attuazione PAT art. n. 43 L.R. 16/08/84 n. 40, art. 27 – Art. 13, comma 1, lett. b), c) ed e), L.R. 11/04". Dunque qualcosa sembra essersi "mosso" ma, vista la mia incapacità di decrittare il burocratese, lascio ad altri più competenti rispondere alla domanda fatidica: la "Riserva Naturale-Parco Archeologico" è stata realmente istituita, attrezzata e dotata di adeguata manutenzione?

Come indizi "on-line" trovo alcuni siti che citano il vajo come luogo di camminate esplorative ma definendolo "ambiente selvaggio e sorprendente" (9), una connotazione positiva ma che poco si adatta a far dedurre che la "Riserva-ArcheoParco" si presenti in modalità adeguatamente valorizzate.

Links
1) http://www.treccani.it/enciclopedia/aureola_%28Enciclopedia-dell%27-Arte-Medievale%29/
2) http://www.coraricerche.com/MUSSC_Vol_Acta82_Bassetti&Borsato.pdf
3) http://www.academia.edu/6943976/Lessini_ambiente_e_archeologia_preistorica_per_gli_anni_90
4) http://www.sapere.it/enciclopedia/dolomitizzazi%C3%B3ne.html : per dolomitizzazione si intende un processo diagenetico (*) (detto anche litificazione) (**) capace di trasformare rocce sedimentarie, calcitiche (composte cioè di calcare) in rocce dolomitiche, caratterizzate da maggior cristallinità. Tale fenomeno può avvenire già in fase di sedimentazione (cioè nei fondali marini), comporta la sostituzione degli ioni del carbonato di calcio con altri di magnesio contenuti nell'acqua di quel mare ma può continuare anche negli ultimi stadi della consolidazione dei sedimenti e persino dopo che questi si sono già litificati.
(*) http://www.sapere.it/enciclopedia/diag%C3%A8nesi.html : la diagenesi consiste in una sequenza di processi chimico-fisici che si verificano all'interno di un sedimento (dal momento della sua deposizione fino alla sua trasformazione in roccia) fra i suoi minerali originari e le soluzioni circolanti nel sedimento stesso o nei fluidi in cui si trova immerso e/o che lo permeano.
(**) http://www.sapere.it/enciclopedia/litificazi%C3%B3ne.html : per litificazione ai intende l'insieme dei processi fisico-chimici che causano la trasformazione di sedimenti in rocce compatte.
5) http://www.treccani.it/enciclopedia/marmo/
6) http://www.treccani.it/vocabolario/micrite/
7) http://www.treccani.it/enciclopedia/terrigeno_(Dizionario-delle-Scienze-Fisiche)/
8) http://www.comune.grezzana.vr.it/symphony/workspace/uploads/users/PAT/PIANO_INTERVENTI/PI_VARIANTE_N1/NORME_OPERATIVE_INTERVENTO.pdf (redatto nel 2012 - vedi pag. 93)
9) https://it.wikiloc.com/wikiloc/view.do?id=16570616

Bibliografia

- AA.VV. 1990: Carta Archeologica del Veneto, vol. II, a cura di L. Capuis, G. Leonardi, S. Pesavento Mattioli, G. Rosada, Franco Cosimo Panini Editore, Modena.
- BASSETTI M., BORSATO A., 2005: Evoluzione geomorfologia della Bassa Valle dell'Adige dall'ultimo massimo glaciale: sintesi delle conoscenze e riferimenti ad aree limitrofe, in "Studi Trentini di Scienze Naturali
- Acta Geologica", n. 82, pp. 29-40, Museo Tridentino di Scienze Naturali.
- BERTAGNOLI N., 2007: Il Vajo del Paradiso e le miniere di Lignite, in "La Lessinia ieri oggi domani", pp. 133-136, La Grafica Editrice, Lavagno(VR).
- CHELIDONIO G., 1990: Archeologia a Grezzana: un patrimonio Veneto di valore europeo, in "Piano Regolatore del Comune di Grezzana"(VR).
- CHELIDONIO G., 1991: Un patrimonio di valore europeo, in "Grezzana e la Val Pantena", a cura di E. Turri, B. Avesani e F. Zanini, p. 83.
- CHELIDONIO G., 1992: Lessinia. Ambiente e archeologia preistorica per gli anni '90. Amm.ne della Provincia di Verona, Assessorato all'Ecologia.
- MERCI D., 1986: Il Vajo del Paradiso: proposta di un'escursione naturalistica lungo una zona che presenta il fascino di una bellezza aspra e selvaggia, in "La Valpantena", Primo Quaderno Culturale, pp. 93-105, Scudo Editrice (Verona).
- MEZZENA F., 1980: Scoperte pitture rupestri nel Vajo Sarmazzo in Valpantena (Verona), in "Il territorio veronese dalle origini all'età romana", a cura di L. Fasani, Linotipia Fiorini (Verona).
- ROGHI G., ROMANO R, 2008: Il Gruppo dei Calcari Grigi nei Monti Lessini, in "La Lessinia ieri oggi domani", pp. 47-53, La Grafica Editrice, Lavagno(VR).
- ZORZIN R., 2016: Rocce e fossili del monte Baldo e dei monti Lessini veronesi, CIERRE Edizioni, Sommacampagna (VR).

Ringrazio il prof. Guido Roghi per i suggerimenti forniti e il dott. Marco Avanzini per la paziente geo-verifica del testo.

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