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Informazione e ambiente veronese

L'Adige e i suoi canali

 
2016 adige suoi canali 18732

Ha fatto molto discutere la proposta di Giorgio Massignan di scavare l'Interrato Acqua Morta e di farvi scorrere nuovamente l'acqua dell'Adige. Cerchiamo di capire quanto questa proposta sia realizzabile tenendo conto della storia del fiume e delle condizioni attuali del quartiere.

NEL 1882 UNATERRIBILE INONDAZIONE colpì la città di Verona. Fu una delle più devastanti piene del fiume e causò numerosi danni e vittime. A seguito di ciò Verona iniziò, pochi anni più tardi, la costruzione di alti muraglioni come argine.

Già dai primi giorni di settembre 1882, il livello dell'acqua dell'Adige andava ad aumentare sempre di più a causa delle abbondanti piogge. I venti caldi che soffiavano sulle montagne, inoltre, sciolsero le precoci nevicate che si erano avute. I molinari e residenti sulle case in riva al fiume perciò furono preparati ad affrontare la piena, ma non la portata che questa avrebbe avuto. Si provvide infatti a rinforzare gli ormeggi a San Lorenzo, ai Filippini, in via Sottoriva e nelle altre zone più esposte, si utilizzarono anche paratoie a protezione di porte e finestre dei piani terra.

Tra le cause della violenta piena, si parlò anche di lavori agricoli che avevano modificato l'idrografia del fiume a monte della città.

Il 14 settembre fu il giorno più pauroso. Molti molini ruppero le catene con cui erano stati precedentemente assicurati e furono trascinati dalla corrente. Uno andò a schiantarsi contro il Ponte Nuovo, abbattendolo. Il 17 settembre oltre i due terzi di Verona erano sommersi dall'acqua; le barche non riuscivano nemmeno a passare sotto gli archi di porta Borsari. A Ponte Pietra l'acqua aveva raggiunto l'altezza di 4,5 metri sul segnale di guardia, mentre la stima della velocità della corrente era di 20 Km/h.

Immediata e fondamentale la mobilitazione dell'esercito che arrivò con mezzi da sbarco e reparti del genio militare fin da Legnago e Peschiera del Garda. La città si trovò avvolta nel buio, molte persone erano rimaste isolate e alcune case crollate. Nella zona di Piazza Isolo, 11 abitanti erano morti nel crollo della loro abitazione. Ponte Nuovo distrutto, Ponte Navi pericolante e quindi chiuso, Ponte Aleardi completamente travolto e distrutto, 20 molini (su 50 esistenti) distrutti o dispersi dalla corrente, 27 ruote idrofore distrutte, Opifici della zona industriale dell'Isolo distrutti.

I lavori di sistemazione culmineranno con la messa in sicurezza dell'Adige grazie all'interramento del Canale dell'Acqua Morta e alla costruzione di muraglioni come argine del fiume.

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I PRINCIPALI CANALI DERIVATI DALL'ADIGE NEL TRATTO ALA-VERONA:

Canale Adige Garda 18 mc/sec

Canale Biffis 135 mc/sec

Canale IRMA 1 mc/sec

Canale Conagro 24 mc/sec

Canal Camuzzoni 115 mc/ sec

Varie piccole utenze ca 2,5 mc/sec

Le derivazioni dal fiume Adige e dai suoi principali affluenti rappresentano, nel bilancio idrico superficiale di bacino, il principale elemento antropico di alterazione dell'equilibrio idrologico del corso d'acqua.

LA GALLERIA ADIGE-GARDAè un tunnel scolmatore artificiale, terminato nel 1959, che permette di mettere in comunicazione il fiume Adige con il lago di Garda.L'imbocco della galleria è a Mori e lo sbocco nel comune di Nago-Torbole, entrambi in Trentino. Ha la funzione di ridurre i livelli idrometrici nel fiume a monte del Veronese, scaricando le acque in eccesso nel lago.

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CANALE BIFFISIl canale prende il nome dal suo ideatore,FERDINANDO BIFFIS, che lo progettò nel 1913. Il suo obbiettivo era creare un sistema di irrigazione per le pendici delle colline dell'alto veronese che, nonostante il terreno fertile, erano poco produttive a causa della scarsità d'acqua dovuta alla loro posizione rialzata. La soluzione che propose fu quella di sfruttare le acque dell'Adige, captandole più in alto e molto più nord delle terre da irrigare.

Dopo 15 anni di polemiche e discussioni sull'opera, il 9 settembre 1928 vi fu l'inizio ufficiale dei lavori su spinta di Benito Mussolini in persona. Ben presto però, a causa della recessione mondiale del 1929, i lavori rallentarono fino a fermarsi del tutto nel 1930. Ripresero solo 8 anni più tardi per finire nel 1943.

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CANALE CAMUZZONILa diga del Chievo sottrae gran parte delle acque del fiume Adige per scopi idroelettrici ed irrigui mediante il Canale Camuzzoni e le restituisce a valle della città.

Intorno al 1870 Verona non aveva ancora conosciuto la cosiddetta rivoluzione industriale che era invece sbocciata nelle altre cittàeuropee, la popolazione era per lo più impiegata nel settore agricolo e di piccola attività manifatturiera. Il sindaco di allora, Giulio Camuzzoni, si fece quindi carico di rafforzare la produttività veronese. L'ostacolo più grosso fu rappresentato dalla mancanza di una forza motrice in grado di far funzionare i macchinari industriali, essendo infatti la zona priva di giacimenti di carbone da utilizzare per le macchine a vapore. Da qui la proposta dell'ingegner Enrico Carli della costruzione di un canale industriale in grado di portare forza motrice verso la nascente zona industriale di Basso Acquar. La motivazione industriale si aggiunse così a quella storica di salvare la città dalle inondazioni, tornata di attualità dopo la disastrosa inondazione del 1882.

Fu allora il sindaco della città, Giulio Camuzzoni, a incaricare nel 1872 l'ingegnere Enrico Carli di progettare il canale. Dopo soli 4 mesi il progetto viene terminato. Questo prevede la costruzione di un canale artificiale capace di generare 1250 cv di forza motrice a un costo di 500.000 lire di allora. Dopo un lungo dibattito interno al consiglio comunale, dove il progetto viene modificato portando a 1580 CV la forza motrice, viene approvato nel 1874.

A causa dell'alluvione del 1882, i lavori subirono dei ritardi. Nel 1885 il canale viene terminato con un ulteriore aumento dei CV prodotti a 3200 per un costo di 3.000.000 di lire e nel 1887 viene reso operativo dopo 15 anni dall'inizio dei lavori. Nel frattempo però, l'industria manifatturiera inizia a fallire e il canale rimane completamente inutilizzato fino al 1889.

Il canale torna ad essere inutilizzato fino al 1920, quando le prime vere industrie si stabiliscono nella periferia sud di Verona. Queste sono le Cartiere Fedrigoni, il Cotonificio veneziano e i Mulini Consolaro. Per soddisfare le nuove e maggiori richieste di energia viene aumentata la portata, ottenuta attraverso il ponte Diga Chievo ideato dall'ing. Gaetano Rubinelli nel 1920 e portato a termine nel 1923.

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DERIVAZIONI VARIE

Nel territorio veneto l'Ente che attualmente gestisce le concessioni idriche è la Regione Veneto tramite i suoi uffici periferici dei Geni Civili dislocati nelle varie province. Prima del Decreto 241/2000 Bassanini, che ha passato una parte delle competenze dello Stato alle Regioni, le piccole derivazioni venivano autorizzate sempre dai Geni Civili, mentre le grandi derivazioni erano di competenza del Ministero dei Lavori Pubblici tramite il Magistrato alle Acque.


Per l'analisi delle derivazioni sono stati coinvolti gli uffici dei Geni Civili di Verona, Padova, Rovigo e Venezia; sono state censite 153 derivazioni dal fiume Adige, dai suoi principali canali artificiali e da alcuni affluenti della zona dei monti Lessini; di queste 77 sono state rilasciate dal Genio Civile di Verona, 21 dal Genio Civile di Padova, 49 dal Genio Civile di Rovigo e 6 dal Genio Civile di Venezia

www.bacino-adige.it ...

Ci sono ancora alcuni problemi non secondari da risolvere prima di scavare l'Interrato dell'Acqua Morta:

- Bisogna inventare una alternativa per il traffico veicolare sia privato che pubblico.

- Bisogna spostare tutti i sottoservizi, vale a dire le reti di energia elettrica, gas, telecomunicazioni, acqua potabile, fognature attualmente incanalati in apposite condutture realizzate nel sottosuolo.

- Bisogna creare delle sottofondazioni capaci di sostenere le case, che attualmente sono posate alcuni metri più in alto rispetto al livello di scorrimento del fiume.

- C'è poi un problema di portata minima dell'acqua, che con un nuovo braccio di fiume verrebbe ulteriormente ridotta. E' risaputo che la vita biologica di un fiume dipende dalla portata delle sue acque e che la portata dell'Adige, nei periodi di siccità, spesso scende sotto la soglia minima ritenuta indispensabile per garantire la sopravvivenza delle specie animali e vegetali presenti nell'alveo del fiume.

Foto: Canale dell'Acqua Morta a Verona, Rubens Santoro 1890 ca.

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Utente: Fidelidet

Come cambia l economia rurale, tra monocoltura, civiltà dell auto, ricchezza e valore dei terreni. Può il comportamento virtuoso di pochi cambiare il ciclo economico? No, ma fa bene all anima. L intervento di veramente.org al dibattito alla festa Sensibili ai licheni .
Utente: Paola Lorenz

Non ho affatto parlato di pensiero unico e si capisce benissimo da quanto scritto. Cari saluti.
Redatore: Mario Spezia

A Paola ho già risposto con il commento n. 8.

Il fronte comune, che poi ha quasi sempre bisogno di un pensiero unico, non è mai stato una modo intelligente di affrontare la realtà. Tosi vorrebbe vedere tutti i veronesi con il braccio teso ad acclamarlo, il PD pretenderebbe che tutti gli oppositori di Tosi fossero radunati nei suoi ranghi. In realtà sia il governo che le opposizioni funzionano bene quando c'è un confronto aperto e un dibattito non reticente.

Su Veramente.org abbiamo mantenuto (da 9 anni a questa parte) una linea piuttosto rigorosa ed ancorata ai dati della realtà, sopratutto sui temi ambientali. Per questo quando trattiamo di navigazione sull'Adige andiamo prima a vedere qual'è la situazione e cerchiamo di capire quando e dove sia possibile attingere l'acqua necessaria per alzare il livello del fiume.
Utente: Paola Lorenz

Eppure, anche se a volte si bollano come utopie dei progetti che sembrano troppo avveniristici, è indubbio che a volte sono i bei sogni che orientano la realtà concreta del fare. Purtroppo non di questi tempi, dove i criteri estetici sono stati sostituiti dalla pura e semplice utilità economica, tanto da deturpare con i nuovi progetti approvati dall'Amministrazione cittadina tutta la zona sud con centri commerciali che porteranno inquinamento a non finire e un traffico allucinante di giorno, lo spopolamento della zona di notte, con le conseguenti possibilità di forte degrado del quartiere. Anche io ho seguito con molto interesse l'incontro con Verona Polis, e mi stupisce che, dopo una attenta analisi delle criticità cittadine, dopo le preziose ed attuabili proposte dell'architetto Massignan, si vada a puntare il dito su ciò che lui stesso ha più volte definito un sogno. Non si sono sentiti commenti sulle sue proposte per salvare dalla cementificazione zone importanti del territorio, come ad esempio il progetto destinato ad edificare la delicata area del Nassar. Questo mi dispiace molto perchè a fronte di una classe politica generalmente poco attenta ai problemi del territorio chi la pensa diversamente dovrebbe fare fronte comune e non mettere alla berlina chi sta dalla stessa parte.

Fra l'altro, i progetti presentati sono stati elaborati sulla base di uno studio attento e dettagliato dei problemi e delle possibili soluzioni.
Redatore: Mario Spezia

Caro Enrico, ho molto apprezzato il tuo pezzo sia per i riferimenti storici che per l'indefettibile verve propositiva. Va molto bene che ci siano proposte e posizioni diverse e che ci sia anche un confronto aperto fra le diverse posizioni.

Tutti sappiamo che dal punto di vista filosofico tra utopia e pratica politica c'è di mezzo il mare. Non c'è bisogno che io citi i numerosi filosofi che si sono occupati di questi temi, da Tommaso Campanella a Thomas More, a Henry David Thoreau. Arrivo subito al dunque: ho verificato negli ultimi decenni che i progetti campati in aria quasi mai sono stati realizzati e, quando ad ogni costo sono stati perseguiti, hanno prodotto solo danni e perdita di denaro. Potrei citarti innumerevoli casi. Alcuni li trovi nei miei commenti a questo articolo, altri potrebbero essere Ca' del Bue, il traforo o la Fondazione Arena. Ovviamente quanto vale per Tosi, vale anche per gli avversari di Tosi.

Io di mestiere faccio l'artigiano e sono abituato a dare ai progetti e alle idee dei contorni molto precisi. Prima di parlare dell'Adige vado a studiarmi l'Adige, se decido di occuparmi di Zone protette cerco di studiarmi bene le normative relative a Parchi, SIC, ZPS ZSC, se mi occupo della trasformazione dei boschi in vigneti sta pur certo che mi sono studiato bene tutti gli annessi e connessi. Ho una grande passione per la filosofia, sono anche convinto che il nostro Dna sia composto da qualche tratto di spirale di utopia, ma penso che alla fine per raggiungere qualche risultato bisogna guardare in faccia la realtà, studiarla nei minimi dettagli, preparare dei progetti realizzabili, convincere la gente della necessità di questi progetti, trovare i finanziamenti e continuare a lavorarci fino alla loro completa realizzazione.

Altra cosa è la bagarre che accompagna ogni campagna elettorale.
Utente: Berte Enrico

Caro Mario,

non ci conosciamo di persona, ma leggo sempre con interesse ciò che scrivi. La saccenteria di quest'ultimo tuo commento, tuttavia, è, se mi permetti, quanto meno di cattivo gusto. Per essere sinceri, quanto scrivi, ed il tono con il quale ti rivolgi al lettore, risultano essere quasi offensivi. Una caduta di stile che non si confà ad una penna raffinata come la tua. Non tanto nei miei confronti (ben vengano le critiche, anche le più aspre...), quanto piuttosto verso tutti coloro che, ognuno a suo modo, provano a fornire un contributo utile alla città.

Quindi la mia riflessione pubblicata da Verona In, dal titolo "Massignan come Lorenzetti disegna la città ideale", sarebbe una "sviolinata"? Per prima cosa, mi fa piacere che tu l'abbia letta, e che in qualche modo, da quanto si può evincere da come la apostrofi, non ti sia rimasta del tutto indifferente. È già qualcosa. In secondo luogo, "equiparo" (o meglio, propongo un parallelo storico...) Giorgio al Lorenzetti in quanto offrono entrambi un'idea di città (e soprattutto di Buon Governo!) di cui, in particolar modo a Verona, ce n'è oggi infinito bisogno. Non equiparo invece nessuno ad Adriano Olivetti, di cui semplicemente riprendo una famosa frase contenuta in un'intervista da lui rilasciata, relativamente al concetto di "utopia".

Inoltre, nel mio contributo tocco diversi punti, anche di natura politica, relativi all'attuale situazione veronese e provo, nel mio piccolo, a suggerire alcuni spunti per uscire dall'impasse nella quale sembra arrancare la nascita di una vera alternativa ad anni di disastroso Cattivo Governo.

La scelta di fronte alla quale ognuno di noi si trova credo che sia tra il mettersi a disposizione di un progetto collettivo e costruttivo che consenta alla città di rinascere e di voltare pagina, oppure restare fermi e alimentare polemiche strumentali che non aiutano certo la crescita dell'alternativa necessaria.

Come cantava Dario Fo (che non sto "equiparando" a nessuno...) nella bella canzone "La Grande Quercia", credo che "La grande quercia gloria dell'imperatore sta crollando! E chi l'avrebbe mai detto! Non il fiume, non l'uragano hanno squarciato il gran tronco alle radici, ma le formiche, migliaia di formiche lavorando ogni giorno insieme, organizzate per anni e anni!". Ecco, io mi sento una delle mille formiche che lavorano insieme, organizzate, per anni e anni, ognuna dando il proprio contributo.

Un vecchio proverbio - mi perdonerai, sono in vena di citazioni... ;) - dice: "Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito". Dal momento che tu non sei affatto stolto, ma una mente brillante ed una penna sapiente, ti invito a distogliere lo sguardo dal dito, per guardare, con noi, la luna.

Enrico Bertelli
Redatore: Mario Spezia

Caro Giorgio, quando si prende una cantonata colossale, come quella che hai preso con la proposta di riaprire il Canale dell'Acqua Morta, si dovrebbe avere il buon senso di metterci una pietra sopra e lasciar perdere. Insistere a riproporla come una "novella fase progettuale poetica" dà il segno dell'inconsistenza pratica di tutto l'impianto progettuale. A meno che tu non abbia preso sul serio la sviolinata di Bertelli, che ti equiparava sulle pagine di Verona In a Lorenzetti e ad Adriano Olivetti. Ancora una volta, anzichè puntare su obbiettivi concreti e raggiungibili (e ce ne sarebbero molti), si punta su progetti astrusi e magniloquenti che non hanno alcuna probabilità di venir presi in considerazione da tecnici e da politici dotati di comune buon senso.
Utente: Attilio Anacleto

4) Collettore del Garda (cronologia):

https://vimeo.com/87250055 (min. 6:30 special guest Angelo Cresco)

http://www.veramente.org/wp/?p=15929

http://www.reportgarda.com/2015/02/18/legambiente-inoltra-al-governo-il-progetto-per-il-nuovo-collettore-unica-opera-del-veneto-per-lo-sbloccafuturo/

https://agrestemente.wordpress.com/2015/07/02/collettore-fognario-del-garda-tutto-fuori/

http://www.reportgarda.com/2015/11/26/duello-per-ats-accordo-tra-la-forzista-gelmini-e-la-dem-rotta-per-il-collettore-del-garda/
Redatore: Mario Spezia

Si fa presto a scrivere dei bei programmi. E' più difficile individuare degli obbiettivi che tengano conto della realtà, intesa nel senso più ampio: storia, analisi economica, analisi ambientale, normative vigenti, calcolo dei costi e delle disponibilità, ecc. La storia dell'ambientalismo italiano e veronese purtroppo è piena di esperienze fallimentari partite da analisi sbagliate o neppure tentate, continuate con pratiche velleitarie e inconcludenti, finite con risultati opposti a quelli previsti.

Faccio 3 esempi nostrani per farmi capire.

1) Parco delle Colline. L'ambientalismo veronese ha sostenuto e fatto inserire nel PAT di Zanotto il progetto del Parco delle Colline, che doveva servire a proteggere le Torricelle dalla espansione edilizia in zona collinare. Parco che non ha mai mosso neppure il primo passo. In realtà nella zona collinare a nord di Verona era stato costituito da anni su mandato della Comunità Europea il SIC Borago-Galina, con una normativa ben definita che aspettava solo di essere applicata. Per 15 anni le associazioni ambientaliste veronesi si sono disinteressate del SIC, della elaborazione di un Piano Ambientale e di un Piano di Gestione e della successiva trasformazione in ZPS o ZSC. Il risultato finale è che il SIC è ancora privo dei piani previsti e che le zone naturalisticamente più interessanti sono state quasi completamente trasformate in vigneti.

2) Le pale eoliche di Rivoli. Si vada a rileggere questo post e di seguito quest'altro post. Legambiente si era schierata senza se e senza ma a favore delle pale eoliche del monte Mesa, all'interno del SIC Monte Baldo est , nel Comune di Rivoli Veronese. Veramente.org aveva preso una posizione diversa e ne era nata una polemica asprissima. E' poi arrivata la sentenza del Consiglio di Stato – 83/2016, Quarta Sezione, 14 gennaio – che ha bocciato i ricorsi con cui un'azienda contestava ad una Regione la mancata autorizzazione ad un parco eolico. In base alla sentenza poi, in linea generale il "favor" espresso per la realizzazione di impianti energetici da fonte rinnovabile non è in sé espressione di interesse pubblico in assoluto prevalente sugli altri che con lo stesso possano venire in conflitto", tantomeno qui con una disciplinata "esigenza di preservare, mantenere e ristabilire per determinate specie ornitiche una varietà ed una superficie di habitat".

3) Interrato dell 'Acqua Morta: si legga il post che precede questi commenti e poi si spieghi su quali analisi è fondata la proposta di scavare l'Interrato Acqua Morta.
Utente: Gesualdo

sottoscrivo, ne sono infestate verona e le sue colline, almeno fino a 400 m di quota...
Utente: Aegean0

Un suggerimento per Gesualdo:

"Lei è all'orizzonte. Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l'orizzonte si sposta di dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l'utopia? Serve proprio a questo: a camminare."

(Eduardo Galeano)

La cosa che a me non piace è:

"Il primo passo è pedonalizzare la città antica, ESCLUSI I RESIDENTI", che mi ricorda il "se pagassimo tutti le tasse, i politici ruberebbero il doppio".

Sui principi tutti santi, quando si deve rinunciare a qualcosa...

(ad es. Contrario al traffico e che non ha la macchina per principio, ne conosco solo uno).

Comunque, io che mi accontento del meno peggio, un qualcosa che assomigli a VeronaPolis la voterei.
Utente: F Premi

Sono stato invitato all'evento di VeronaPolis come moderatore, e come tale posso dire di essere stato -per lo meno- abbastanza attento ai tempi e agli argomenti trattati. Mi sembra che - contrariamente a quanto riferisce questo pezzo di Veramente - quanto ha fatto molto discutere non sia stata tanto la proposta di riportare l'Adige in Veronetta (singolare, certo, e ripresa dalla stampa, certo, ma che ha occupato forse tra i 5-10 min di un incontro durato quasi 3 ore), ma piuttosto l'approccio all'idea di città e alla programmazione e gestione della stessa che VeronaPolis propone, diametralmente opposto a quelli sostenuti dalle tradizionali forze politiche -e non solo- che hanno governato la città negli ultimi decenni. Sulla proposta dell'Adige in Veronetta, i punti di vista sono certamente molti e diversi, e io stesso sono estremamente perplesso sia sulla fattibilità tecnica che sull'utilità e sul senso storico di questa proposta. Peccato che nel pezzo -al di là di una interessante disamina storica sull'Adige e la chiusura con domande che meriterebbero anche una proposta di risposta da parte dell'estensore dell'articolo- non si confuti in alcun modo scientifico la tesi di Giorgio Massignan, e ancor più peccato fanno i commenti presenti, che brillano solo per la loro banale trivialità. Pensare - o peggio, far credere - che l'argomento principe del confronto di sabato scorso fosse l'Adige a Veronetta è scorretto, e ricorda piuttosto quel tale che guarda -colpevolmente e consapevolmente- la punta del dito dell'amico invece di guardare la luna che questi gli indica.
Utente: Antonionicolini

assieme all'idea di fare un traforo sotto le torricelle è l'idea più "singolare" di questi ultimi anni, con i problemi ambientali che già ora abbiamo e con le previsioni che ci indicano futuri preccupanti peggioramenti stiamo a pettinare le bambole...
Utente: Engvej

La domanda fondamentale non è posta: quale utilità avrebbe rendere piazza Isolo nuovamente un'isola?
Redatore: Mario Spezia

Hai ragione Gesualdo, ai nostri giorni è l'imbecillità e non l'acqua a inondare Verona.
Utente: Gesualdo

quante mediocri cazzate