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Sabotaggio 2: condivisione

 
2015 sabotaggio condivisione 17479

Reti orizzontali di computer condivisi al posto di faraonici investimenti. La condivisione delle risorse sarà l'assassino dell'Uber Economy.

"Molte teste funzionano inevitabilmente meglio di una sola."

Eric Steven Raymond, La cattedrale e il bazaar


Il primo passo per sabotare il sistema della web-economy, abbiamo visto,  è rifiutarsi di fornire le proprie generalità. A prima vista, più che un'azione di disturbo sembra una via di fuga. Le cose non stanno esattamente così, ma esiste comunque una serie di pratiche che si basano più sulla lotta a viso aperto che sulla guerriglia.

Una caratteristica frequente dei colossi della web-economy (da noi ribattezzata Uber Economy) è un esercito di entusiasti fruitori/sostenitori disposti a lavorare gratis. Cosa succederebbe se tutto questo entusiasmo si potesse riversare su un'iniziativa partecipata e orizzontale, veramente di proprietà dei suoi sostenitori, e che non abbia il vizietto di tracciare e controllare i propri clienti? Sarebbe la fine dell'Uber Economy.

Non stiamo parlando di un'utopia: il fenomeno è già in atto in molti ambiti, e viene chiamato sharing economy, in italiano economia collaborativa: un modello economico basato sui concetti di scambio e condivisione di beni, servizi o conoscenze.

Gli esempi più intuitivi sono car sharing, car pooling e bike sharing, ma esistono buone testimonianze anche senza la parola sharing, come CouchSurfing, Wikipedia o Banca del tempo. Per molti aspetti, anche il sistema dei Gruppi di Acquisto Solidale è un caso di economia collaborativa.

Ognuno dei settori monopolizzati dai ‘caporali 2.0′ può essere conquistato dal basso da comunità indipendenti e no-profit. L'atto di sabotaggio più efficace che possiamo fare è servirci di queste comunità per le nostre necessità quotidiane: proviamo a pensare se, al posto del nulla delle aziende web 2.0, ci fossero delle strutture autogestite su base volontaristica.

Non occorrono organizzazioni ciclopiche per offrire spazio di cazzeggio sul web, organizzare incontri erotico-sentimentali, far circolare messaggini di centoquaranta caratteri pieni di hashtag, mettere in contatto chi cerca e chi offre passaggi in auto, portare la spesa alla vicina inferma, far ascoltare musica, filmati etc. Il tutto gratuitamente, senza taglieggi, ed evitando che circolino per la Rete dettagliati archivi con le nostre personalità e i segreti più inconfessabili.

p2pLa logica vincente è quella del Peer-to-peer, o rete paritaria: si tratta di un'architettura informatica in cui i nodi non sono gerarchizzati ma sono nodi equivalenti (peer) che possono fungere contemporaneamente da client e da server verso altri nodi terminali della rete.

Grazie a questo sistema è possibile mettere insieme macchine a diversa velocità di elaborazione, diversa banda disponibile e diversa capacità di archiviazione di dati, senza che questo accrocchio presenti particolari malfunzionamenti dovuti all'eterogeneità. In pratica, non è difficile per comunità orizzontali, con mezzi finanziari praticamente nulli, sovrapporsi completamente alle aziende della Uber Economy coprendo totalmente i loro servizi, che tutto sommato (lo abbiamo visto) non sono un gran che.

Al posto di potenti e ricche server farm, dove far transitare tutti i dati, è sufficiente che ciascuno di noi metta un po' di banda, di memoria di stoccaggio e di potenza di calcolo, per formare reti di computer tranquillamente in grado di fare le cose che hanno reso i caporali dell'Uber Economy così ricchi e potenti, come mettere in contatto chi ha bisogno di un passaggio con un tassinaro dilettante.

Una convincente azione di sabotaggio è dunque sostenere queste comunità distribuite in tutto il mondo. Gli esempi si sprecano: dalle reti per la condivisione di file (File sharing, come e-mule, bit-torrent) che hanno messo sotto scacco in maniera pesante le major discografiche e cinematografiche, alla rete TOR di cui abbiamo già parlato.

Ma esistono anche reti che si occupano di costruire un'infrastruttura hardware: un esempio è ninux.org,  una community che "ha lo scopo di realizzare in Italia delle reti wireless libere, senza scopi di lucro, e nel rispetto della filosofia open source". In pratica un gruppo di smanettoni che installano antenne router sul tetto di casa, costruendo una rete wi-fi tra di loro, una sorta di internet parallela, aperta a chiunque ne condivida la filosofia libertaria (e monti un'antenna sul tetto).

La soluzione è così banale che l'esito finale, di lungo periodo, della web economy è scontato: niente più monopoli, ma una moltitudine di individui che si scambiano favori utilizzando piattaforme orizzontali e condivise. La persistenza e l'arricchimento smodato (sulle nostre spalle) dei colossi dai piedi di argilla è a tutti gli effetti un fenomeno transitorio, la cui durata dipende dalle loro politiche aggressive (di cui parleremo) e dalla nostra accidia (qui abbiamo parlato di abitudine).

 

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Redatore: Michele Bottari

L'articolo della repubblica postato da murray è stato rimosso(?)

Provate qui:

http://www.pianetacellulare.it/Articoli/Amazon/38220_Amazon-denuncia-persone-e-siti-che-vendono-false-recensioni.php
Utente: Gmurolo

Opinioni falsificate in vendita a cinque dollari su fiverr: http://www.repubblica.it/tecnologia/2015/10/19/news/usa_vendevano_giudizi_5_stelle_su_amazon_oltre_1_100_indagati-125396024/?ref=HREC1-9

Non occorre sabotare, si sabotano da soli.
Redatore: Michele Bottari

Da più parti mi si chiede: "Cosa posso usare al posto di XXXXXXX?", dove XXXXXXX sta per facebook, whatsapp, uber, etc. etc.

L'idea è quella di usare i servizi offerti da community indipendenti al posto delle bestie spione che ci tracciano e profilano, oppure di creare questa community nel caso non ci sia. Mi rendo conto che creare una community di sviluppatori software attorno a un progetto non è proprio da tutti.

Limitiamoci dunque a cercare se il progetto esiste già. Per far questo può essere utile un sito come http://alternativeto.net/ dove è possibile trovare le alternative ai servizi più famosi. Si digita il servizio sulla mascherina di ricerca in alto a destra (quella con la lente), si sceglie la piattaforma (Android, windows, Linux, etc.) e si sceglie.
Utente: E 404

i ben informati questo problema l'avevano già individuato già da molto tempo !!!!!!!!
Redatore: Michele Bottari

Lo dicevo io che l'anonimato non è più la prassi, ma è diventato un atto di sabotaggio!

http://www.veramente.org/wp/?p=17311
Utente: Gmurolo

Facebook ha iniziato a chiedere i documenti ai propri iscritti. Non solo carte d'identità, ma anche carte di credito, bollette, estratti conto, badge lavorativi o qualsiasi documento in grado di provare la reale identità di una persona. Pena la disattivazione totale dell'account a tempo indeterminato. Dietro si nasconde la più massiccia "data collection" di documenti identità fatta a mezzo informatico e dai toni simili a quelli di un'estorsione (o mi dai la tua patente o ti disattivo). http://www.laleggepertutti.it/96076_facebook-esige-i-documenti-didentita-dei-profili-dai-propri-iscritti#sthash.YM1rpe7A.dpuf