www.veramente.org
Informazione e ambiente veronese

Lettera sulla decrescita

 
2012 lettera sulla decrescita 8160

Credere che la decrescita, la tecnologia o qualunque altra cosa possano salvare il pianeta significa trascurare la complessità del mondo, la natura dell'uomo e delle strutture sociali.

.

Ciao a tutte le persone che si sono avvicinate al movimento della decrescita o che ne hanno sentito parlare. Vorrei con questa brevissima lettera spiegare molto sinteticamente il perché - anche questo nuovo modo di pensare alla vita sul mondo - non ci salverà dal distruggere il pianeta in cui viviamo.

In questa lettera sarò "brusco" ma ciò sarà dovuto alla brevità dello spazio in cui condenserò molte riflessioni (che si potranno ampliare in altri tempi e occasioni). Quello di cui vorrei parlare sono meccanismi semplicissimi che però per essere raccontati e capiti avrebbero bisogno di un po' di chiarimenti ma qui mi limiterò solamente ad esporli.

Noi esseri viventi sulla terra non salveremo il mondo con la decrescita per i motivi che qui di seguito vi racconterò: fate attenzione a non fraintendermi però. Non mi riferisco al fatto che non sia possibile già oggi mettere in pratica un sacco di azioni per ridurre il nostro impatto sul pianeta, mi riferisco invece all'orizzonte a cui vorremmo ipoteticamente oggi tendere parlando di decrescita e cioè la costruzione di una società ideale in cui noi faremo funzionare la terra secondo un'organizzazione che vorremmo dipendesse dalle nostre facoltà.

Queste considerazioni ovviamente valgono anche per tutte le altre ideologie/utopie che abbiamo vissuto e che oggi stiamo vivendo (come quella della crescita infinita).

Perché queste nostre idee sul mondo a lungo andare non ci salveranno dal nostro distruggerci? Per due motivi che potrebbero definirsi i pilastri della nostra esistenza.

Il primo è l'infinita complessità del mondo, del suo funzionamento, dei suoi meccanismi e la loro interdipendenza. Il secondo è che noi esseri viventi non siamo in grado di gestire questa complessità. Punto.

Un altro fattore da considerare e che in realtà è incluso nei primi due è la tecnologia: tutto quello che utilizziamo e che amplia le conseguenze degli effetti di quello che facciamo sull'ambiente, non fa altro che aumentare la complessità e la nostra perdita di controllo (accelerando inoltre la velocità dei processi in atto).

Nessuno di noi potrà mai dire di riuscire a pensare concretamente a tutto quello che accade sulla sfera terrestre e sono proprio queste condizioni (dato che viviamo tutti sullo stesso luogo che ci ospita) che dovrebbero farci capire molte cose.

Tra gli errori in cui ancora oggi spesso incappiamo, uno dei più gravi è il non riconoscere e sentire i nostri limiti. Siamo di fatto assoggettati alle leggi naturali non scritte dell'ambiente in cui viviamo. Noi esseri viventi non siamo in grado di modificare queste leggi per far funzionare la vita nel pianeta come vorremmo perché non siamo consapevoli delle infinite conseguenze a catena che ne derivano.

Se capiremo a fondo la portata di queste semplicissime leggi non scritte e terremo presenti le nostre limitazioni naturali, ci potremo rendere conto che, alla lunga, nemmeno la decrescita potrà essere la soluzione che ci salverà dal distruggere l'ambiente che ci ospita (nonostante sia comunque importante tentare di frenare l'attuale distruzione della terra).

Spero che non si considerino queste poche righe scritte come una sorta di riflessione filosofica sul mondo: le nostre parole non sono la realtà ma solo un modo per tentare di capirci. Il messaggio che ho qui cercato di far passare è che dobbiamo riportare la nostra attenzione a come funziona la terra e a come noi esseri viventi, in particolare noi esseri umani, siamo fatti.

Non si tratta di pessimismo o di visioni catastrofiste: quello che qui ho sottolineato è che dovremmo accorgerci di alcuni meccanismi e limitazioni naturali a cui nessuno di noi può sfuggire. Tutto questo dovrebbe avere conseguenze concretissime e pratiche sul nostro agire e sul nostro modo di pensare.

Non si tratta dell'ennesima visione filosofico/teorica sul mondo. Se vorrete approfondire quello che ho scritto troverete altri articoli su: www.insiemeconlaterra.org/articoli-pubblicati.html

Un abbraccio a tutti.

Elìa Frigo - Un essere vivente sulla terra

Scrivi un commento

Redatore: Loretta

"Ciao Francesco! E' una fortuna che le persone che leggono veramente.org sappiano fare i commenti

giusti e così mi permettano di specificare meglio quello che volevo dire. I riferimenti al primitivismo e al

concetti del buon selvaggio sono ben lontani dal messaggio che vorrei trasmettere. Sappiamo tutti molto

bene che la vita sulla terra è sempre stata piena di difficoltà, soprattutto quando non c'erano le attuali tecnologie

che abbiamo messo in campo per tentare di piegare l'ambiente al nostro volere. E' ben lungi da me il rafforzare

il mito/stereotipo del buon selvaggio o il voler dire come si dovrebbe organizzare la società dandole un modello da seguire (ciò non significa però che io mi inserisca in un qualsiasi movimento anarchico, per carità!). I riferimenti alla decrescita servono per tentare di dare in parte una collocazione alle riflessioni anche se, in realtà, il tema è la vita stessa, la nostra vita sulla terra.

Ho avuto modo di parlare con Pallante e di confrontarmi con lui. Maurizio mi ha detto che la sua visione della

decrescita è in parte diversa da quella di Latouche. A Latouche ho potuto solamente fare una domanda ma

probabilmente non aveva capito bene quello che gli volevo chiedere e poi durante una conferenza è difficile dialogare,

ci vorrebbero spazi diversi e più tempo. Cito spesso il suo libro "La megamacchina" perché parla della tecnologia ma

il problema secondo me è che anche lì si ricade poi nell'ennesima ideologia. Latouche analizza bene gli effetti della tecnologia sul mondo ma poi, nonostante ne abbia mostrato chiaramente la nostra perdita di controllo, trae conclusioni che a mio parere sono contrastanti con le premesse. Il problema comunque Francesco è che si cerca di parlare con persone sensibili a questi temi per poi passare anche a chi non ne ha mai sentito parlare. Il tema centrale comunque di tutto il discorso è che non importa come noi la pensiamo e quali siano le nostre visioni filosofiche sul mondo: il mondo rimane lo stesso con caratteristiche e limitazioni ben precise e noi esseri umani idem. Se ce ne dimentichiamo le conseguenze che ne derivano sono sotto gli occhi di tutti. Grazie mille per il tuo commento e se vorrai inserirne degli altri contatta quelli di veramente.org perché dopo un po' di tempo la possibilità di inserirli si blocca in automatico. Ciao"
Utente: Francescobadalini

Ciao Elia, mi sembrano chiari ed espliciti nella tua riflessione, riferimenti al primitivismo, o meglio, al concetto del buon selvaggio, un'idea di umanità sgombra dalla civiltà: la normale essenza di uomo senza impedimenti.

Il tuo approccio è interessante perchè privo di ideologismi.

Ti consiglio di leggere testi del Romanticismo di filosofia romantica, se non l'hai già fatto. In particolare di Jean-Jacques Rousseau. L'Emile è un esempio significativo, in questo senso.

Alcune riflessioni

Viste le molte pubblicazioni sull'argomrnto anche in altri social network, mi sembra il tuo tornare spesso sul tema de La Decrescita sia per una ricerca, uno stimolo, una ricerca, in, qualche modo, di confronto e conferme. Un po' come un ateo che parla spesso di Dio, per fare un paragone.

Il secondo spunto riguarda i riferimenti all'areaa francese segnalati in altree tue note. Dunque, se da una parte si ha la netta sensazione di assenza di ideologia, dall'altra le tue segnalazioni a Serge Lathouche inducono pensare a riferimenti fortemente orientati. Trovo questo contrasto interessante e bizzarro. Mi chiedo se hai avuto modo di confrontare le due visioni di Decrescita, quella di Lathouche e quella di pallante, che seppur orientate nella stessa direzione, hanno, a mio avviso, diversa efficacia.

ciao, a presto, Francesco
Utente: Chr Lovato

Oh, bene... ha pubblicato il messaggio :) Forse non gli piaceva che avessi messo un link al testo originale di Donella nel messaggio. Le strutture sociali non sono adatte all'aumento di consapevolezza degli individui che sta avvenendo su scala globale, c'è fior di studiosi che si occupa di questo fenomeno. Anche la struttura universitaria (che dovrebbe essere aventi) non è ancora arrivata questo livello di consapevolezza. Forse la cosa migliore da fare è costruire dei gruppi di cittadini consapevoli che s'intendono e poi agire.

Faccio un esempio riferito al concetto di dibattito. Spesso i dibattiti hanno a che fare con la ragione, cioè con il portare due punti di vista contrapposti e motivarli per dimostrare chi ha ragione. Questo è un approccio a "bassa consapevolezza", adatto ai tempi della società patriarcale dove due maschi dominanti dovevano dimostrare chi era più forte. Penso che un approccio più utile potrebbe essere quello della ricerca della verità, o della soluzione migliore, che per essere evolutiva deve probabilmente passare per la rinuncia al proprio autistico punto di vista per "incontrare" il punto di vista altrui, al fine di ottenere una nuova sintesi, migliore dei due punti di vista di partenza.
Utente: Chr Lovato

E' già due volte che provo a postare ma è come se i messaggi non arrivassero. Non mi sembra una cosa normale. Faccio un riassunto del riassunto della risposta che avevo dato ad Elia e Loretta, citando Donella Medows, che di sistemi e complessità se ne intendeva...

Dancing With Systems

The Dance

by Donella Meadows

1. Get the beat.

2. Listen to the wisdom of the system.

3. Expose your mental models to the open air.

4. Stay humble, stay a learner.

5. Honor and protect information.

6. Locate responsibility in the system.

7. Make feedback policies for feedback systems.

8. Pay attention to what is important, not just to what is quantifiable.

9. Go for the good of the whole.

10. Expand time horizons.

11 .Expand thought horizons.

12. Celebrate complexity.

13. Hold fast to the goal of goodness.

...Let's face it, the universe is messy. It is nonlinear, turbulent, and chaotic. It is dynamic. It spends its time in transient behaviour on its way to somewhere else, not in mathematically neat equilibria. It self-organizes and evolves. It creates diversity, not uniformity. That's what makes the world interesting, that's what makes it beautiful, and that's what makes it work.
Utente: Chr Lovato

@Loretta: mentre scrivevo consideravo l'incapacità dell'uomo di avere una piena consapevolezza del risultato delle sue azioni. Ritengo un'idea ingenua pensare che noi saremo in grado di determinare la nostra sopravvivenza o meno come specie. Quel che sto dicendo è che sono abbastanza convinto che sopravviveremo come specie nonostante le (molte) stupidate che stiamo combinando...

@Elia: Ebbene si, mi hai scoperto :) Cerco di spiegarmi meglio. Donella Meadows (che di sistemi e complessità se ne intendeva) scrisse anni fa questo bellissimo "Dancing with systems", di cui riporto un estratto (in inglese, non ne ho trovato in italiano)

Dancing With Systems

The Dance

by Donella Meadows

1. Get the beat.

2. Listen to the wisdom of the system.

3. Expose your mental models to the open air.

4. Stay humble, stay a learner.

5. Honor and protect information.

6. Locate responsibility in the system.

7. Make feedback policies for feedback systems.

8. Pay attention to what is important, not just to what is quantifiable.

9. Go for the good of the whole.

10. Expand time horizons.

11 .Expand thought horizons.

12. Celebrate complexity.

13. Hold fast to the goal of goodness.

...Let's face it, the universe is messy. It is nonlinear, turbulent, and chaotic. It is dynamic. It spends its time in transient behaviour on its way to somewhere else, not in mathematically neat equilibria. It self-organizes and evolves. It creates diversity, not uniformity. That's what makes the world interesting, that's what makes it beautiful, and that's what makes it work.

http://www.globalcommunity.org/timeline/74/index.shtml#1

Insomma non è necessario controllare la complessità, è molto più eco-logico danzare con essa :)

Bello, no? Secondo me sono concetti da diffondere, la classe dirigente italiana è abbastanza indietro riguardo a questo tipo di approccio, per questo è molto buono parlarne.

Christian
Utente: Gatto Miao

Per Sergio: "..vorrei aggiungere che la nostra incapacità di frenare la "caduta" é a mio parere strutturale, più che cultrale."

Che dire Sergio? Hai centrato perfettamente la questione.
Utente: Gatto Miao

Grazie Fabrizio per il tuo commento perché mi dà la possibilità di chiarirmi meglio. In questa mia lettera ho riassunto tante cose in poco spazio ben sapendo che avrei potuto non spiegarmi bene e rischiare di poter essere frainteso. Credo che la cosa migliore sarebbe quella di parlarne di persona a quattr'occhi. Comunque cerco di chiarirmi un po' meglio: io ho tentato di spiegare i meccanismi che ci hanno portato dove siamo oggi e che sono veramente concreti, lontani da ideologie e filosofie sulla nostra vita.

E' proprio la consapevolezza di questi meccanismi (i nomi non contano - non voglio dare definizioni - è solo per cercare di capirci) che dovrebbe tenerci lontano dalle filosofie astratte che sono contenute nel pensiero della "crescita" ma in parte anche in quello della "decrescita". Attenzione, spero che non mi fraintenderai: io sono assolutamente a favore di tutto quello che oggi ci fa prendere coscienza delle nostre, delle mie responsabilità e che ci fa impegnare per tentare di salvare la terra dalla distruzione che le stiamo infliggendo.

E' proprio aprire gli occhi sulla nostra incapacità di gestire la complessità e di capire tutte le conseguenze della nostre azioni che dovrebbe farci AGIRE, ma agire in modo diverso, tenendo presenti le leggi non scritte che regolano la nostra vita e la nostra esistenza.

Oggi invece sembra che siamo ancora spinti dalla fede nella "tecnologia" che però è una fede che non tiene conto delle nostre caratteristiche umane e neppure della complessità del mondo e dell'interdipendenza di tutto quello che esiste.

Se capiremo che tutti noi esseri umani non siamo in grado di gestire la complessità, saremo anche coscienti che i nostri capi di stato e governanti non possono essere coscienti di quello che in realtà stanno mettendo in pratica. Questo non per deresponsabilizzarli ma per far capire alle persone che quando sui media si sente raccontare che saranno i nostri leader a risolvere i problemi del mondo dovremmo ricordarci che è l'ennesima favola che ci viene raccontata.

Grazie Fabrizio per le tue osservazioni, purtroppo quello che cerco di raccontare è semplicissimo nella realtà e nella "pratica" ma si presta moltissimo a fraintendimenti quando si cerca di dirlo o di scriverlo e sono d'accordo con te che sicuramente ci sarà chi tenterà come al solito di utilizzare anche queste riflessioni (distorcendone il senso profondo) per le proprie finalità...ma è un rischio che credo si debba correre.
Utente: Bos Sergio

carissimo Elia

penso che tu abbia colto ed analizzato bene la situazione in cui si trova la specie homo. In particolare quando fai accenno a come siamo fatti.

vorrei aggiungere che la nostra incapacità di frenare la "caduta" é a mio parere strutturale, più che cultrale.

Concordo pienamente nel ritornare a leggere(e aggiungerei meglio) come funziona il mondo naturale.

Questo potrà avvenire però solamente facendo un passo indietro(dove indietro ha significato di analisi evolutiva),riconoscendo maggiormente la nostra animalità, come conseguenza di una ancor più a monte Termodinamica.

grazie e complimenti

sergio bonato
Utente: Fabrizio Piccinato

Buongiorno Elia,

sarò altrettanto "brusco" senza per questo voler essere "contro".

Premetto che apprezzo il tuo contributo proprio in quanto tale, cioè un intervento che aggiunge un punto di vista diverso al dibattito crescita/decrescita.

Devo però aggiungere che suona molto qualunquisticamente deresponsabilizzante parlare di "infinita complessità del mondo" e riferirsi a generici "concretissimi modi di agire". Il rischio, come vedi, è di portare il tutto su un piano filosofico-fatalista (capisco che l'intenzione non è quella) che è quello su cui i poteri forti fanno leva per mantenere viva l'utopia della crescita infinita

Buona settimana!
Utente: E Pistelli

Tutto ciò che ha avuto un inizio avrà una fine (Matrix, l'Oracolo che cita ... non ricordo più chi).

I e II principio della termodinamica, per chi mastica un po' di fisica la risposta è lì.

Rimane il mistero dell'evoluzione della vita sul pianeta terra, ci saranno altri mondi viventi nell'universo?

E' possibile, ma assai probabile che non saranno mai in grado di comunicare, data la vastità e l'estensione temporale.

Siccome il Sole può splendere ancora per 4 miliardi di anni, di tempo a disposizione ce n'è abbastanza per continuare a sperare in un'umanità migliore ... buonanotte a tutti!
Utente: Gatto Miao

Ciao Christian! Sei Christian L.?...comunque...voglio solo precisare che non si tratta di pessimismo ma di osservare la natura, noi stessi e le nostre limitazioni fisiche (sia nostre che del mondo). Dovremmo anche fare attenzione al meccanismo naturale presente in tutti noi dello sminuire gli avvenimenti per non guardare alle possibili conseguenze negative del nostro operato ma anche degli eventi naturali (per capirci, tanto per fare un esempio, la tipica speranza che un vulcano che si è risvegliato dopo molti anni e che emette segnali di pericolo non erutti all'improvviso sommergendo una città costruita ai suoi piedi). La terra ha risorse finite che non permettono di essere sfruttate per sempre. Noi esseri umani non abbiamo la capacità di mettere ordine nei meccanismi della natura proprio per la nostra limitatezza e poca capacità di mantenere il controllo di quello che facciamo. Parallelamente la natura va avanti per la sua strada e con le sue regole. Quello che io cerco di sottolineare è il fatto che sperare che sia la nostra tecnologia a salvarci all'infinito sia da quello che noi stessi abbiamo creato che dai pericoli/leggi della natura è una delle ennesime utopie. Ciò non toglie che oggi dobbiamo cercare di fare tutto quelle che possiamo per tentare di salvare il salvabile..ma tenendo sempre presenti le nostre limitazioni e le caratteristiche dell'ambiente in cui viviamo.
Utente: Chr Lovato

Ciao, riprovoa a postare. Condivido le tue riflessioni, anche se mi sembrano un po' pessimiste. Non credo che l'uomo abbia un reale controllo sulla natura, visto che non riesce a controllare sé stesso. La bella notizia è che siamo sopravvissuti fino ad ora pur senza controllare praticamente nulla. Questo significa che, complessità o non complessità, quel che ci ha permesso di arrivare fino a qua probabilmente ci consentirà di andare avanti. Se poi noi riuscissimo a fare la nostra parte, a manifestare la giusta intenzione, le cose migliorerebbero. Consiglio a proposito la lettura del libro "L'isola" di A. Huxley, che mi sembra un'utopia praticabile (sempre a volerlo).

Un abbraccio,

Christian
Utente: Gatto Miao

"La sottile ricerca e l'attento lavoro scientifico hanno spesso avuto delle tragiche conseguenze per l'umanità, poiché hanno, sì, prodotto, da un lato, invenzioni che hanno liberato l'uomo dalla fatica fisica estenuante, rendendone la vita più facile e più ricca; ma, d'altra parte, hanno introdotto una grave inquietudine nella sua vita, lo hanno reso schiavo del suo mondo tecnologico e, cosa più catastrofica ancora, hanno creato i mezzi per la sua stessa distruzione in massa. In verità, una tragedia spaventosa!" (Albert Einstein)
Redatore: Mario Spezia

Le considerazioni di Elia rimandano alla ubriacatura positivistico/tecnologica degli ultimi tre secoli, ma in realtà si tratta di una storia vecchia come il mondo. Già nella Bibbia si parla esplicitamente di queste cose: la storia della Torre di Babele racconta di uomini talmente presuntuosi, sicuri di sé e dei propri mezzi, incuranti delle leggi "divine", da arrivare a non parlarsi e a non ascoltarsi più fra di loro, procurandosi così la loro stessa rovina. E' interessante l'annotazione "tecnologica" contenuta nel testo della Genesi 11,1-10: "E si servirono di mattoni invece che di pietre e di bitume in luogo di calce".
Utente: Pietroizzo Prof

Condivido in pieno la giusta riflessione.