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Quale futuro per l'artigianato

 
2016 quale futuro artigianato 20469

L'artigianato italiano sta attraversando una crisi profonda, ma è anche una delle eccellenze del nostro sistema produttivo. Gli artigiani italiani sono tuttora apprezzati e richiesti in tutto il mondo. Come superare l'handicap attuale e sviluppare al meglio le potenzialità che abbiamo?

I dati ufficiali sulle imprese artigiane in Italia sono pesantemente negativi. Continua a calare sia il numero delle imprese sia il numero degli addetti e il Triveneto è una delle regioni più colpite dalla crisi. In particolare soffrono le imprese legate al manifatturiero (mobili, prodotti in metallo, legno, tessile, articoli in pelle) e il settore delle costruzioni è da anni in stallo. Uno studio della CGIA di Mestre mette in evidenza che le imprese delle costruzioni e le attività immobiliari generano il 41,4% di tutte le sofferenze in capo alle imprese.

In questa palude complessivamente depressa ci sono alcune alture, cioè alcune realtà produttive che hanno saputo rinnovarsi, ottimizzare risorse e tecnologie, formare personale altamente specializzato, inventare nuovi prodotti, conquistare nuovi mercati. Purtroppo non serve a molto, perché quando il contesto generale è negativo diventa quasi impossibile invertire la tendenza. Succede così che anche dove ci sarebbero delle buone potenzialità non si riescano poi ad ottenere quei risultati che si erano sperati. L'eccessiva tassazione, i ritardi nell'ammodernamento delle infrastrutture, l'eccessiva burocrazia, l'incapacità di raccordare i territori produttivi, l'inadeguatezza dei collegamenti ADSL e mille altri limiti rendono di fatto inutili gli sforzi titanici fatti da alcune aziende per uscire dal guado.

In questa situazione non facile la Camera di Commercio di Verona, di concerto con le associazioni di categoria, ha investito 120.000 euro in un programma che prevede: "una sfilata di moda, convegnistica, partecipazione a condizioni agevolate (per i soliti amici) a fiere di settore". Ma non è finita, perchè "a breve sarà pronto il bando che stanzia 1,5 milioni di euro a sostegno del sistema Confidi", e poi "nel 2017 partirà un programma di incoming mirato sulle esigenze delle attività del legno arredo". Così sabato prossimo alle 18.30 in Piazza dei Signori potremo assistere alla serata promozionale Verona Fashion, ad ottobre ci sarà la campagna di informazione sulla manutenzione delle caldaie, il 27 ci sarà il convegno sulla etichettatura dei generi alimentari, il seminario sulle pitture ecologiche, la mostra dei prodotti artigianali alla Gran Guardia, ecc, ecc, ecc.

Questo è quanto e tralasciamo i commenti.

Ci sono 2 o 3 cose che la Camera di Commercio e le associazioni di categoria potrebbero fare per aiutare sul serio le imprese artigiane:

Per prima cosa dovrebbero smettere di considerare le imprese artigiane delle vacche da mungere in mille maniere che non c'è bisogno di elencare perché note a tutti.

Una seconda iniziativa potrebbe essere quella di mandare i dirigenti della C.C. e delle Ass. di Cat. a visitare queste imprese per capire una volta tanto in quali condizioni lavorano e di cosa hanno davvero bisogno.

La terza è più complicata e richiede un minimo di spiegazione.

Fino a pochi anni fa tutti gridavano al miracolo del Nord-Est. Sono bastati pochi anni di crisi per mandare in briciole il sistema produttivo veneto, segno che questo sistema era molto fragile. Le ragioni della fragilità della struttura produttiva del Nord-Est sono molto complesse e sono state studiate ed illustrate da numerosi esperti.

Io non sono un esperto, ma sono un artigiano e sono iscritto alla Camera di Commercio ed alle associazioni di categoria da 37 anni. Da artigiano che ha lavorato tutta la vita a fianco di altri artigiani devo riconoscere che il livello medio di preparazione mio e dei miei colleghi è decisamente scadente. Quasi nessuno di noi è stato preparato sufficientemente a svolgere il proprio lavoro. Nessuno ci ha insegnato a condurre un'impresa, a tenere la contabilità, a studiare un contratto, a gestire delle relazioni sindacali, a realizzare un consorzio di imprese, a partecipare ad un bando. In genere sappiamo fare una porta, un muro, un impianto idraulico, ma raramente conosciamo tutta la regolamentazione alla quale dobbiamo fare riferimento. Sopratutto non abbiamo una "cultura di impresa", non sappiamo come va creata, come va gestita, come va sviluppata e come va tramandata un'impresa. Tutti sappiamo che le imprese venete difficilmente arrivano alla terza generazione e quasi mai la superano. Ci deve essere un motivo se la vita di queste imprese è così breve.

Per fare fronte a queste deficienze propongo da anni alle associazioni di categoria, ai sindacati, alla camera di commercio e ai partiti questo progetto:

"Per cambiare rotta si dovrebbe ripartire dalla scuola, puntando su un progetto nuovo per l' Italia, ma non per altri paesi europei.

5 anni di scuola superiore pensati apposta per preparare dei maestri artigiani, con tanto di diploma di maturità, quindi con la possibilità di accedere poi alle facoltà universitarie.

Niente a che vedere con una scuola professionale fatta per ingannare il tempo in attesa della prima assunzione.


I giovani e le ragazze che vogliono diventare muratori, carpentieri, falegnami, fabbri, elettricisti, idraulici, lattonieri, ma anche sarte, parrucchiere, estetiste dovrebbero poter frequentare delle scuole serie, in grado di offrire loro sia una buona cultura generale sia una preparazione specifica.

I falegnami dovrebbero seguire dei corsi specifici sulle essenze, sui collanti, sulle attrezzature specifiche, i fabbri studiare i metalli, la loro composizione, la loro lavorazione, i muratori imparare a distinguere i vari tipi di malta e le varie tecniche di costruzione.

Per la pratica non ci sarebbe bisogno di laboratori e di maestri che non hanno mai praticato. Sarà molto più semplice inserire i ragazzi direttamente nelle aziende artigiane, che si occuperanno della loro preparazione pratica secondo piani convenuti e controllati dai dirigenti scolastici. Alcuni giorni saranno dedicati allo studio in aula, altri alla pratica in bottega o in cantiere.

Naturalmente i ragazzi dovranno imparare anche come si tengono i libri contabili, quali sono gli obblighi fiscali, quali le norme di sicurezza, come si regolano i rapporti con i dipendenti o con il titolare d'impresa.

Una scuola così congegnata darebbe ai ragazzi una reale preparazione ed un effettivo riconoscimento e darebbe alla società civile dei giovani competenti e motivati, in grado di partire da uno scalino più alto e di camminare spediti in questo mondo sempre più complicato".

Se la Camera di Commercio di Verona, le Associazioni di Categoria e i Sindacati decidessero finalmente di investire un po' di soldi e di lavoro in un progetto di qualificazione professionale dei futuri artigiani, forse fra qualche decennio potremmo avere una classe di imprenditori migliore di quella che ci possiamo permettere oggi.

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Redatore: Michele Dall'O'

In prospettiva la vedo assai male, perché i bambini alle elementari (esperienza personale, mio figlio è un'eccezione) non sanno più usare le mani.
Redatore: Mario Spezia

Questo è un esempio di scuola molto interessante in Francia: http://compagnonsdutourdefrance.org

https://fr.wikipedia.org/wiki/Tour_de_France_du_compagnonnage
Redatore: Mario Spezia

Ci sono tanti tipi di scuola e tanti livelli diversi. C'è la scuola materna, che sicuramente deve essere uguale per tutti; ci sono le elementari, che sono quasi uguali per tutti; ci sono le medie, che dovrebbero essere uguali per tutti, ma non lo sono. Poi ci sono le superiori che da noi hanno un indirizzo più o meno unico per 5 anni, mentre in Germania, per fare un esempio, sono organizzate in due fasi: un biennio e un triennio successivo.

Senza volerci impelagare in un discorso troppo complicato, vorrei far notare che un ragioniere, un infermiere, un interprete, un restauratore, un geometra, un perito apprendono i rudimenti del loro mestiere intanto che si preparano al diploma. Anche il medico segue un percorso specifico di apprendimento teorico e pratico prima di mettere le mani sui pazienti. Anche l'avvocato, il professore, il geologo, il botanico, l'archeologo, ecc. vengono in qualche maniera preparati a fare il loro lavoro.

L'artigiano no. Quello in Italia nasce saputo e intanto dall'inizio della crisi hanno chiuso più di 100.000 imprese artigiane.
Redatore: Michele Bottari

Io vedo in questa proposta un pericolo: quello di rendere la scuola ancora più succube nei confronti delle aziende di quanto non sia già ora.

Abbiamo lasciato che Big Pharma si impadronisse delle università tecniche legate alla salute, se ora consegniamo anche il resto della pubblica istruzione alle camere di commercio (che come fa ben notare Giorgio, "sono nelle mani di industriali, politici e burocrati) allora la frittata è fatta.

La scuola è scuola, e ogni tentativo di trasformarla in qualcosa di più vicino al mondo del lavoro si è rivelato deleterio, come sta accadendo per la buona scuola del cialtrone fiorentino.
Utente: Giorgio Spada

Bisognerebbe che alla camera di commercio ci fossero anche artigiani nella dirigenza. Non solo industriali, politici e burocrati.

Purtroppo sono loro i primi a non avere la formazione giusta per essere in grado di capire le esigenze della piccola impresa e del mondo artigiano.

Confermo che se non avessi avuto la possibilità - e la fortuna - di lavorare nell'azienda di famiglia mentre studiavo all'istituto tecnico e all'università, la mia formazione sarebbe stata assolutamente carente per le esigenze reali del mondo del lavoro
Utente: Ing Altobelli

Cambierei solo il finale "forse tra qualche decennio potremmo avere una classe di imprenditori". Punto.