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Informazione e ambiente veronese

Ricostruire i paesaggi? Il caso dei muretti a secco

 
ricostruzione delle marogne nel vaio Galina

Domenica 20 novembre 2011 abbiamo fatto un po' di compascuo* a Breonio e a Garbusèl (Gorgusello, frazione di Fumane, Verona) con le persone di Antica Terra Gentile (ATG), gli antropologi dell'Università di Stoccarda Hermann Tillmann e la moglie Marucha Salas; Massimo Angelini e la moglie Maria Chiara del Consorzio la Quarantina di Genova (CQG) e l'architetto Donatella Murtas, quale rappresentante della consorella italiana dell'Alleanza Mondiale delle Terre Terrazzate.

L'occasione è stata appunto la presentazione da parte di Donatella dell'Alleanza, a cui hanno dato adesione ATG, CQG ed altre realtà. Fra non molto sarà presentato il sito dell'associazione: www.paesaggiterrazzati.it .

Si è discusso essenzialmente di terre alte, di montagne cioè,  e dei secolari metodi umani per domarle, fra tutti i terrazzamenti con i muretti a secco, le nostre marogne. Dagli spunti offerti dai relatori  e dai concetti messi a fuoco meglio con i piedi sotto la tavola, con il clinto di Antonio Tesini e le preziosità enologiche di Gigi Aldrighetti e Attilio Romagnoli, si sono mescolate interessanti riflessioni, di cui vi facciamo partecipi.

Nel suo appassionato intervento Massimo Angelini ci ha detto come i muretti a secco siano sostanzialmente il frutto di un lungo, incessante ed invisibile lavoro a livello comunitario. Però, secondo lui, gli interventi per la loro ricostruzione, calati dall'alto sotto forma di finanziamenti pubblici, rischiano invece di collocarli in una sorta di museo all'aperto, un ecomuseo.

Come mai? Cerchiamo di spiegare le affermazioni di Massimo saccheggiando qualche concetto dall'ecologia teorica. E' noto che la natura vivente è strutturata in maniera gerarchica: si passa cioè dalla cellula, e ancor prima dai suoi organismi costituenti ( i mitocondri, i ribosomi …), agli organi, allecomunità, agli ecosistemi e alla biosfera.

I raggruppamenti di enti di uno strato gerarchico danno luogo a organismi caratterizzati da nuove proprietà - le cosiddette proprietà emergenti – che non sono la somma delle proprietà dei singoli enti. I processi tipici di ogni organismo (cellula, organismo, comunità, ecosistema), variano attraverso diverse scale temporali, che vanno dalle frazioni di secondo (la divisione cellulare) alle ere geologiche (l'evoluzione di una specie, dalla sua nascita all'estinzione).

Capire "olisticamente" un organismo significa inserirlo nelle proprie coordinate gerarchiche spazio–temporali e relazionali … L'abilità umana, fino a prima dell'avvento del pensiero filosofico occidentale e in particolare di quello riduzionista cartesiano, fu proprio quella di vivere in sintonia con la Natura vivendo in armonia, o (meta)equilibrio, con gli alberi, gli animali, il cielo, le nuvole, il vento … Non riducendoli cioè a mera espressione energetica o materiale, da cui trarre appunto solo materia o energia.

Le società umane soggiacciono alle stesse "leggi" della termodinamica lontane dall'equilibrio, fisiche  biologiche ed ecologiche, che fanno funzionare la cellula come gli ecosistemi. Così gli individui tendono a raggrupparsi in comunità, che, relativamente stabili fino a qualche secolo fa, si perpetuavano, perpetuandone cioè la stabilità, attraverso la trasmissione dei "geni culturali", di padre in figlio, da una generazione all'altra. Venivano cioè tramandati i saperi di padre in figlio, ovvero tutte le istruzioni culturali per far fronte alla sopravvivenza in un determinato ambiente .

In questa ottica, il muro a secco si configura pertanto come un'opera del livello gerarchico di comunità, svolto nell'arco temporale di centinaia di anni, o forse anche più, se ha ragione Alberto Solinas a sostenere che le marogne esistono sulle colline veronesi dai tempi dei castellieri dell'età del bronzo.  Il beneficiario dell'opera non era il singolo individuo, bensì l'intera comunità con i discendenti**. Infatti il muro a secco garantiva la stabilizzazione dei versanti contro l'erosione, la regimentazione idrica ela possibilità di fare agricoltura in ambiente altrimenti impervio. Il muroa secco era cioè una di quelle entità che Prigogine definisce strutture dissipative, come le nuvole o le stesse comunità umane: esse nascono grazie ad un mix di energia, materia e informazione, vivono e muoiono, disgregandosi.  In particolare il muretto a secco, oltre a materia e energia, abbisognava soprattutto di informazione, cioè di un quanto di "geni culturali". Proprio come i geni di una specie, questi "geni culturali" erano diffusi nel territorio e, applicati ad esso, erano capaci di creare strutture atte a "domarlo".

Il muretto a secco è cioè una proprietà emergente a livello comunitario, ovvero non è il frutto del lavoro della somma dei singoli individui. Ma è un qualcosa di più. Solo in questo modo si possono spiegare i 7000 e più km lineari dei terrazzamenti delle 5 Terre e gli altrettanti, e forse più, delle colline veronesi.

Ora la Rivoluzione Industriale portò all'interno varie comunità immense quantità di energia sussidiaria in forma di energia fossile, il cui risultato finale, visibile e attualissimo, fu quello di atomizzarle, disgregandole. Un po' quello che succede alzando la temperatura in un composto chimico: si spezzano i suoi legami.  Tutte le persone adesso agiscono individualmente, senza spirito  comunitario e senza una guida. Soprattutto non sono più diffusi i "geni culturali", racchiusi in genere in pagine di oscura comprensione, magari espressi in altrettanto oscure formule matematiche.

La domanda diventa allora:  è possibile la sopravvivenza e il perpetuarsi di un'opera come i muri a secco?

La risposta sarebbe che no, non è possibile! Perché appunto il muro a secco era l'espressione del livello gerarchico di comunità; era il frutto della trasmissione "genetica", diffusa, della cultura contadina. Era cioè l'espressione di scale biologiche superiori a quella in cui stiamo vivendo.

Oltre che di scale temporali, le centinaia o le migliaia di anni, diventate adesso per noi, atomi umani abituati a vivere solo nel presente, inconcepibili. Se vogliamo salvare i muri a secco dalla naturale disgregazione di struttura dissipativa, a cui da tempo non arriva più l'apporto energetico e informativo, occorre allora, con Massimo Angelini, far rivivere le montagne, e soprattutto (Donatella Murtas), ricreare le motivazioni comunitarie che animavano lo spirito dei nostri antenati.

*Compascuo 1 (sm.) pàscolo, sm. Diritto di pascolo su determinati beni spettanti in comune a più persone. www.dizi.it ...

**Esemplificatore l'esempio portato da Gigi Aldrighetti, vignaiuolo a Gnirega sulle terre degli avi, che, quando deve spostare un sasso da una marogna, pensa sempre che a metterlo in quella posizione è stato suo nonno!

PS: Si ringrazia il conduttore del simposio, Plinio Pancirolli, tenutosi nella Chiesa di San Marziale a Breonio. E tutti i membri di Antica Terra Gentile che hanno permesso lo svolgimento della bella giornata. Mi hafatto piacere che Plinio abbia ricordato come a Verona tutto il discorso muretti a secco sia iniziato grazie ai convegni organizzati negli anni scorsi da Riccardo Stevanoni alla Collegiata di Sant' Ambrogio di Valpolicella.

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Utente: Cappellinialdo

sono molto iteressato agli argomenti che trattate.Vivendo sul Lago di garda desidererei creare un gruppo interessatoa "costruire " possenti muretti secco per intanto "intorno all'Ospedale di Malcesine " orima che se lo pappinoi ladri del terrirorio:Gradirei ,se ne avete ,indirizzi di persone interessate ai quali aggingerei altri da me conosciuti.Tuttavia occorre FARE PRESTO,MOLTO PRESTO:. Aldo Casppellini 045.6290690 Torri del Benaco
Redatore: Michele Dall'O'

Prima che intervenissero gli ingegneri idraulici moderni e antichi (a partire dal Rinascimento), il fiume si dipanava verso il mare a meandri, con una miriade di bracci secondari. L'acqua fluiva nel più lento modo possibile, venendo a contatto con miliardi di organismi diversi, dal phytoplankton alle piante che crescevano abbondanti sulle sue rive. L'insieme dei processi chimici, fisici e biologici svolto da questi organismi faceva si che il fiume si autodepurasse. Poi sono venuti gli ingegneri: la velocità contro la lentezza. Con il risultato che abbiamo sotto gli occhi: i fiumi sono diventati delle fogne. Lo stesso per le comunità umane: l'energia sotto forma di petrolio ha scardinato le comunità stesse, ha modificato la struttura urbanistica delle città, ha devastato campagne e colline. Il muretto a secco agiva sulla montagna come gli organismi attorno al fiume: assecondava le bizze della montagna resistendo fino allo spanciamento. L'uomo, secondo un malinteso principio di ottimizzazione e massimizzazione, ha addirittura inventato le macchine per aumentare il suo metabolismo e non provare stanchezza fisica. Con il risulato che è rimasto stritolato dalla sua stessa invenzione. Corre sempre di più, non sapendo che il rifugio, il disinquinamento mentale, si trova nella lentezza. Lentius, suavius, profondius.
Redatore: Mario Spezia

Gigi, quando parlava delle marogne e delle mani dei suoi vecchi che avevano portato e sistemato quegli stessi sassi che lui ora toccava, mi ha ricordato il Genio (abbr. di Eugenio), un mio vicino di casa quando ero piccolo, che accarezzava le pesche prima di offrirmele. Mi ha fatto ricordare anche la cura che i vecchi artigiani avevano per le loro "arte" (attrezzi). I martelli, le pialle, i ferri del mestiere erano considerati quasi un prolungamento delle proprie mani. La stanchezza fisica era un elemento equilibratore del desiderio di accumulare, sempre presente nell'animo umano. Ora le macchine da una parte e la speculazione finanziaria dall'altra hanno disintegrato questo mondo. Viene spedito un ruspista polacco a spianare una collina che il proprietario manco ha mai vista. Si tratta solo di un "investimento", come i condomini e i capannoni che poi nessuno utilizzerà o come i vai e i crinali da riempire di villette che poi si spera di vendere agli "investitori". Vedi le dichiarazioni di oggi di Giacino. Solo una crisi economica terrificante può mettere in crisi questo modo folle di vivere e di lavorare. Ora sembra che ci siamo dentro fino al collo!